Mons. Cornacchia durante il suo discorso
Mons. Cornacchia durante il suo discorso
Chiesa locale

Mons. Cornacchia al Papa: «Gratitudine per averci accolti a casa sua»

Ieri l'udienza in Vaticano di oltre 3.500 fedeli, 600 dei quali provenienti da Giovinazzo

«Gratitudine per averci accolti a casa sua. Oggi si rinnova l'incontenibile gioia vissuta a Molfetta lo scorso 20 aprile, durante la sua storica visita sui passi del "Servo di Dio" don Tonino Bello».

È emozionato Mons. Domenico Cornacchia, Vescovo di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi, quando si rivolge a Papa Francesco nella Sala Paolo VI del Vaticano. Ma a sostenerlo, quasi come una tifoseria calda sa fare con i propri beniamini, ci sono i 3.500 fedeli giunti a Roma da tutta la Diocesi da lui amministrata, dei .

Così è iniziato l'incontro col Santo Padre, nel ricordo del prelato amatissimo e mai dimenticato che tutti, da queste parti, sperano diventi presto Santo. Mons. Cornacchia ha ricordato il calore, tipicamente meridionale, con cui in aprile le quattro città accolsero il Pontefice nella terra in cui «il Vescovo della convivialità delle differenze si è fatto profeta di pace e testimone della carità di Cristo».

Cornacchia ha ricordato ancora le parole, i gesti di quella giornata storica, l'emozione di tanti, di tutti. «La sua presenza in mezzo a noi - ha ribadito il prelato - ha ridato slancio alla nostra comunità e soprattutto nei giovani ha acceso l'amore per il Vangelo e il desiderio, direbbe don Tonino, di tradurre in pratica quello che Gesù ci dice in semplicità di spirito».

Mons. Cornacchia ha sottolineato quindi quanto siano state importanti le parole del Papa dette dall'altare di Molfetta, quanta breccia abbiano fatto nei cuori dei più semplici tra i suoi fedeli, quanto sia vivo l'insegnamento "contemplattivo" di don Tonino, ambasciatore universale di carità cristiana.

«Padre Santo - ha concluso il Vescovo -, poiché questo nostro incontro coincide con l'inizio dell'Avvento, faccio mie le parole dell'amico dei poveri, per rilanciare i due Verbi che saranno proclamati nelle nostre chiese: "Alzatevi e levate il capo". Don Tonino diceva che alzarsi significa abbandonare il pavimento della cattiveria, della violenza, dell'ambiguità, perché il peccato invecchia la terra.

Levate il capo significa reagire, muoversi. Egli (don Tonino, ndr) continuava ad essere convinto che il Signore viene nel qui e nell'oggi della storia. Viene come ospite velato - ha detto Mons. Cornacchia - e quindi saperlo riconoscere nei poveri, negli ultimi, nei sofferenti. "Vissuto così - concludeva don Tonino - l'Avvento non sarà il contenitore delle nostre paure, ma l'ostensorio delle nostre speranze».

Poi il Vescovo di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi ha donato al Papa il libro che contiene alcuni scatti e le emozioni di quella storica giornata del 20 aprile.

Un'unione con il Pontefice che si è rinnovata anche ieri, un'unione rafforzata dalla benedizione che il Santo Padre ha fatto scendere su tutta la nostra gente.












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