Amedeo Savoni
Amedeo Savoni

Il ritorno di Amedeo Savoni

«Ho preferito lasciare il calcio, per dignità. Ma un mio amico m’ha convinto a tornare»

Fermo da un biennio come allenatore e a godersi il calcio da spettatore competente, ma con il dovuto distacco, finché ha potuto farlo, finché ha aperto, in un antico locale situato nella città vecchia di Bitonto, una miniera di prelibatezze dolciarie e gastronomiche.

Ma la passione è passione e al cuor non si comanda. E così, Amedeo Savoni, 52enne bitontino allenatore di calcio per vocazione, è ritornato sui prati verdi (sull'erba artificiale di San Pio, in realtà), nel suo mondo: il calcio dilettantistico. Da allenatore del Giovinazzo, sesto nel campionato di Promozione: «Come sono arrivati a Savoni? Credo in primis per la lealtà, per il rispetto e per la competenza che in questi anni mi hanno sempre contraddistinto - risponde il tecnico -. Mi ha convinto ad accettare un caro amico. E agli amici veri non si rifiuta nulla».

Per Savoni, infatti, si tratta di un rientro nel calcio, dopo un periodo di inattività in cui la delusione ha preso il sopravvento e la vecchia passione si è affievolita: «In questi anni - racconta Savoni - ho visto tecnici che dalla Terza Categoria son passati in Eccellenza, perché il presidente è un amico, un parente o un ex calciatore. Addirittura allenatori con gli sponsor». Un malcostume, quest'ultimo, che negli ultimi anni ha preso il largo anche nei nostri campionati e che ha permesso ad allenatori pronti a portare soldi freschi nelle casse di numerose società (attraverso i classici sponsor) di sedersi senza alcun tipo di problema, nonostante una preparazione tecnica limitata, anche su panchine importanti.

«E poi, purtroppo, mi sono trovato di fronte ad allenatori che nonostante avessero vinto i campionati di competenza, l'anno successivo, sono rimasti a guardare. Ho preferito tirarmi fuori, mantenere la mia dignità ed investire sulla mia attività. Oggi il calcio dilettantistico attraversa un momento molto delicato che rispecchia la crisi economica che sta attanagliando la nazione. Ma forse questo è un bene perchè si sta ritornando a fare il calcio in maniera più dilettantistica. Qualche anno fa avevamo raggiunti dei limiti insostenibili per la nostra realtà», confessa il "Baggio" di Bitonto, come il neo-allenatore del Giovinazzo fu soprannominato quando giocava come trequartista nella sua città: «Sì, è vero perchè ero in grado di risolvere le partite da solo, ma spesso ero un peso per la squadra intesa come collettivo. Nel dilettantismo ci può stare, ma ad alti livelli è impensabile».

Da allenatore, Savoni è stato a Ruvo, Trani, Altamura, Ferrandina, Fasano, Acquaviva e Bitonto, accumulando esperienza non solo in Promozione, ma anche in Eccellenza e serie D. La dirigenza era alla ricerca proprio di un tecnico che conoscesse le categorie superiori per affidargli un progetto che guarda già al prossimo campionato. Prima però, Savoni dovrà invertire la pericolosa tendenza delle ultime partite per risalire la china e centrare i play-off: «La sfida è sicuramente interessante - dice ancora -. Abbiamo solo quattro punti di distacco dall'ultimo posto utile. È vero, potrebbero essere tanti in considerazione del fatto che abbiamo sei uomini importanti fuori per infortuni più o meno gravi, ma certamente sia io che la squadra faremo tutto quello che è nelle nostre possibilità per centrare i play-off».

L'obiettivo societario, infatti, è quello di far più punti possibili nelle tante giornate che restano per agganciarsi alle prime della classe e sognare quel traguardo mai raggiunto. Ma Savoni, a 52 anni, ha ancora un sogno da voler raggiungere nel mondo del calcio? «Non ho più sogni. - risponde -. Voglio solo cercare di aiutare a realizzare un sogno a chi mi ha chiamato. Farò tutto il possibile». Domenica inizia la sfida che vale i play-off: al San Pio arriverà la Quartieri Uniti Bari.
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