Giovani in gruppo su via Marina. <span>Foto T.D.</span>
Giovani in gruppo su via Marina. Foto T.D.
Attualità

Giovani beccati in gruppo senza mascherina su via Marina: il racconto di Depalma

Un post per raccontare la vicenda e le angosce di un amministratore locale

Il racconto di una trasgressione di gruppo alle norme anti-contagio (l'ennesima) avvenuta nella serata di venerdì 9 aprile da parte di alcuni ragazzi di Giovinazzo e le ammissioni di un Sindaco preoccupato dall'atteggiamento di molti cittadini, ma anche di alcune istituzioni superiori davanti ad una epidemia che sembra non aver mai fine.

Tutto in un post del primo cittadino Tommaso Depalma che fotografa lo specchio della situazione non solo nella cittadina adriatica, ma probabilmente in tutta la Puglia. Un racconto che vi proponiamo integralmente (occhio al passaggio sulle sanzioni non elevate, ndr), mentre le considerazioni le lasciamo per una volta a voi. Noi ci riserviamo di metterle nero su bianco, come sempre abbiamo fatto, nei prossimi giorni.

«Ieri sera ore 20.30, stavo per rientrare a casa, quando immancabile arriva uno dei tanti messaggi di segnalazione che mi dice di decine di ragazzi su Via Marina, senza distanza di sicurezza, senza mascherine e senza nessun problema a violare le regole.
Tutte le volte mi chiedo se sia giusto usare la forza o la persuasione.
La rabbia mi porta per prima cosa a pensare di chiamare vigili (sempre che a quell'ora non abbiano già messo le auto a posto e aspettino il fine turno delle 21 comodamente in ufficio...) o i Carabinieri.
Ma poi prevale la ragione e magari penso ai verbali di centinaia di euro che magari si abbatterebbero sulle famiglie di quei figli sconsiderati. Magari famiglie che sono già in difficoltà economiche gravi per via della crisi lavorativa.
Allora provo ad andarci da solo e li trovo lì, su Via Marina di fronte al nostro mare.
Era tutto vero.
Erano in tanti, chi con birre in mano, chi che rullava tabacco e spero non altre porcherie e chi guardava le nuvole.
Ovviamente quasi tutti senza mascherine.
Comincio a parlare e mi rendo conto che ci sono ragazzi che più volte ho già beccato in situazioni simili.
Mi arrabbio soprattutto con loro e sbraito.
Ma per tutta risposta mi dicono che loro hanno diritto di svagarsi, di stare in giro, di prendere aria e che non resistono più a stare rinchiusi.
Poi mi parlano di quanto l'Italia sia incapace rispetto a Inghilterra, Francia, Spagna e così via.
E su questo come faccio a dargli torto.
Numeri alla mano hanno ragione.
Poi mi dicono che in fin dei conti loro sono uguali a certi anziani che stazionano in piazza da mattina a sera o a tutti quelli che hanno visto in giro a Pasqua e Pasquetta, mentre a loro dire i vigili guardavano a mani giunte.
E anche stavolta hanno ragione loro, anche perché a mia memoria non ho visto elevare nemmeno una sanzione dalla P.M. (spero di sbagliarmi) per quei 2 giorni.
E allora dopo averli mandati via, mi chiedo come uscire da questo incubo?
Comincio a perdere le speranze perché ho capito che qui tutti guardano a quello che devono fare gli altri ma nessuno (a tutti i livelli) pensa a fare il proprio dovere.
E noi sindaci ci troviamo un mezzo a tutto ciò.
Chi pretende multe e vigili in ogni angolo, chi ci chiede di essere lasciato in pace per strada a fare i propri comodi, chi ci chiama disperato perché hanno il contagio in ogni angolo di casa, chi vorrebbe che noi facessimo arrivare prima il 118 e chi, come accaduto a Bitonto, ha accusato il mio collega Abbaticchio di avere le vittime Covid sulla coscienza.
Io non so, quanto sia colpevole ma posso solo dire che sto facendo il possibile.
E chiedo scusa se non basta.
Per favore restate a casa».

Tom.
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