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Il lungo percorso della revoca

Ecco come si è arrivati, dopo 8 ore di consiglio, a decidere per il ritiro dell’ordinanza sindacale

È stata una lunga giornata quella di ieri presso l'auditorium don Tonino Bello, cominciata intorno alle ore 10.00 con il diverbio tra membri del comitato "Per la salute pubblica, no alla discarica" che avevano affisso il loro striscione in aula e il consigliere comunale Filippo Bonvino che ne ha chiesto la rimozione, memore di quanto gli accadde quando nel 2009 era dall'altra parte della barricata.

All'appello mancano Lia Dagostino, che arriverà a mezzogiorno, e Antonio Delvecchio. Vincenzo D'Amato chiede immediatamente di aggiungere la parola "determinazioni" all'ordine del giorno previsto; il suo obiettivo è che venga realmente presa una decisione e che ciascun consigliere faccia conoscere le proprie motivazioni. Il sindaco si esprime a sfavore e al conteggio dei voti sono favorevoli solo i consiglieri di minoranza e quello del Gruppo Misto Giancarlo Leali. Viene concessa la parola agli esponenti del comitato "Per la salute pubblica, no alla discarica" Savino Labianca e Michele Digiaro che ribadiscono le ragioni della protesta e consegnano le 3.974 firme raccolte.

Tommaso Depalma annuncia l'assenza di Antonio Decaro, comunicata poche ore prima del consiglio, e quella di Nichi Vendola che non ha mai risposto agli inviti e all'ultima lettera con la quale il sindaco affermava di aver emanato quell'ordinanza col senso di un buon padre di famiglia, ma si domandava che futuro si prospetta in tema di rifiuti. Si presentano al consiglio i tecnici, chiamati ad esprimersi sulla legittimità dell'atto dal primo cittadino, che ricostruisce la vicenda includendo il sesto lotto varato nel 2009 e l'innalzamento del ristoro ambientale, sul cui merito i pareri sono discordanti. L'opposizione chiede di intervenire. Per Ruggero Iannone «dal discorso del sindaco sembra che abbiamo sbagliato noi e pertanto chiediamo scusa. Quando nel 2009 si decise di aprire il VI lotto ci fu il passaggio consiliare e la responsabilità fu condivisa da una maggioranza mentre questo consiglio si è espresso, contro l'allargamento della discarica, nello scorso marzo. Abbiamo deciso di fare il consiglio oggi e a quest'ora per avere gli ospiti ma non vedo nessuno. Ti hanno accarezzato e oggi ti hanno abbandonato. Vi invito a passare la responsabilità della scelta alla Regione Puglia, a meno che non vogliate essere ricordati come coloro che hanno deciso per l'ampliamento della discarica vendendosi per 30 denari».

Per il consigliere di maggioranza Filippo Bonvino, che non ricorda la stessa partecipazione 5 anni fa, è proprio con la Regione Puglia che bisognerebbe prendersela: «Scarichiamo i camion in via Capruzzi, davanti alla sede del consiglio regionale». Il PD guarda invece all'aspetto legale della questione: Gianni Camporeale afferma che «la Regione Puglia si attiene alla legge e il sindaco, che non ascolta i pareri tecnici, no, e per questo abbiamo già fatto un esposto. Non ho mai visto un'ordinanza così vuota e senza una pezza d'appoggio. Senza considerare che l'amministrazione comunale non intima alla Daneco Impianti di costruire l'impianto di biostabilizzazione ma le consente di fatturare 5 milioni di euro nei prossimi mesi. Non si sa poi dove siano gli oneri di post gestione che abbiamo sempre versato dato che all'azienda è stata contestata una insufficiente copertura finanziaria. La Daneco Impianti poi ha già chiesto l'Aia per 14 mesi e non per 6 come prevede l'ordinanza perché già immagina che potrà ricevere rifiuti fino al completamento degli spazi».

L'intervento del consigliere Vincenzo D'Amato è invece incentrato sui pareri inascoltati, in primis quello dell'ufficio tecnico comunale il cui dirigente, a suo dire, è stato ingiustamente rimosso da quell'incarico perché non in linea con l'amministrazione comunale. Si parla ancora di cosa accaduto durante le varie consigliature, si rimpallano responsabilità, si discute dei rapporti con l'ufficio tecnico e con la Daneco Impianti, di Via e di Aia e molti presenti cominciano a stancarsi, cominciano ad abbandonare l'auditorium, stracolmo fino a quel momento, per il pranzo, e a chiedere che si parli del futuro.

La parola passa finalmente ai tecnici. Il dott. Giovanni Campobasso, dirigente del servizio Ciclo, Rifiuti e Bonifica della Regione Puglia, ha rassicurato sull'inesistenza di pareri allarmanti, ha sostenuto che i pareri vanno ascoltati ma non è necessario che siano favorevoli, ha difeso la Regione Puglia che sta cercando nuovi siti per rientrare nella gestione ordinaria del problema, ha difeso il precedente sindaco Antonello Natalicchio e l'attuale primo cittadino Tommaso Depalma, difensori, a suo dire, della propria città allo stesso modo. Ha poi aggiunto: «Dire che l'atto del sindaco è illegittimo mi sembra quantomeno esagerato».

Per l'ing. Vincenzo Campanaro, direttore dell'ufficio di presidenza dell'Ato di Bari, l'ordinanza era dettata da ragioni di contingenza e urgenza, derivanti dalla chiusura di altre discariche, che hanno anche portato all'accelerazione nonostante le obiezioni sulla tenuta della guaina e sull'antisismicità ritenute comunque non ostative. Inoltre lo smaltimento nei siti per rifiuti speciali che deriverebbe dalla chiusura dell'impianto locale comporta costi elevati e disagi nella gestione dei flussi.

Il sindaco di Bitonto Michele Abbaticchio ha ricordato l'impegno a favore del verde cittadino a fronte del sacrificio richiesto, ha espresso vicinanza alla comunità avendo gli stessi timori e ha accennato a un parere dell'Arpa Puglia appena arrivato che inviterebbe a pensare ad una sospensione dell'ordinanza. Elio Sannicandro, assessore comunale all'Ambiente, illustra la correttezza del loro modus operandi e scarica l'ormai ex dirigente dell'ufficio tecnico, che a suo avviso avrebbe colpe sui ritardi per la costruzione dell'impianto di biostabilizzazione e sarebbe incompatibile per via del processo, che comunque sta per concludersi, sulla zona artigianale D1.1 in cui è coinvolto.

Quando ormai sono le 15.30, il sindaco Tommaso Depalma e la dott.ssa Maddalena Schirone, direttore del servizio territoriale dell'Arpa Puglia, leggono il parere dell'agenzia regionale che, alla luce dei sopralluoghi anche recenti. La tenuta delle guaine di protezione del terreno e sulle reti di contenimento del biogas prodotto non è garantita. Venute meno tutte le rassicurazioni su cui si faceva leva il consiglio decide per la sospensione della seduta. Passano 90 minuti prima che i consiglieri tornino in aula per approvare senza eccezioni, dopo una nuova e accesa discussione sull'atteggiamento della maggioranza, un ordine del giorno che impegna il sindaco a revocare la propria ordinanza, a difendere il V lotto come discarica di servizio e soccorso dell'impianto di biostabiliazzazione da costruire al più presto, a battersi perché l'Ato mantenga gli impegni presi nei confronti della comunità e si cominci a pensare alla chiusura definitiva della vicenda discarica a Giovinazzo.

Tommaso Depalma chiarisce che questo comporterà una Tari più salata e chiede al comitato "Per la salute pubblica, no alla discarica" di spiegarlo ai cittadini per evitare poi discussioni e strumentalizzazioni antipatiche. Sono servite più di otto ore di consiglio, ma la decisione attesa è arrivata con soddisfazione e il sospiro di sollievo praticamente unanime, anche se più o meno ostentato.
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