Il sequestro del Corpo Forestale dello Stato
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Cronaca

Sequestrata la discarica: «La falda è a rischio inquinamento»

Il sito era stato già chiuso dal 2015. L'ipotesi della Procura: «I percolati potrebbero non essere stati smaltiti correttamente»

La Procura della Repubblica di Bari ha disposto il sequestro dei lotti I, II, III e VI della discarica di Giovinazzo, «lotti - ha provato a difendersi, alcuni giorni fa, la Daneco Impianti s.r.l., società che gestisce l'impianto, - che comunque erano già esauriti da tempo».

«Lotti, però - secondo la sezione di Polizia Giudiziaria del Corpo Forestale dello Stato - sui quali a seguito di provvedimenti emergenziali in questi anni hanno continuato ad affluire i rifiuti solidi urbani da parecchi comuni del circondario barese, con la tecnica dei successivi sopralzi».

Secondo le indagini disposte dalla Procura della Repubblica del capoluogo, infatti, i percolati prodotti dai rifiuti che per anni sono stati conferiti all'interno dell'impianto non sarebbero stati smaltiti correttamente e per questo, ma si tratta soltanto di una ipotesi, potrebbero aver inquinato la falda acquifera.

I primi tre lotti di discarica comunque, erano stati oggetto di una ordinanza sindacale, la n. 62 del 6 novembre 2014, secondo cui si consentiva la messa a dimora di rifiuti solidi urbani in quantità limitate, per consentire la loro riprofilatura, prima della copertura definitiva dei siti come fase ultima dell'attività.

Una ordinanza che era stata ritirata nel gennaio successivo, stimolata dalle proteste dell'intera cittadinanza e a seguito dell'intervento dell'Arpa Puglia, l'Agenzia Regionale per la Prevenzione e Protezione dell'Ambiente, che aveva giudicato quell'atto non conforme allo stato dei luoghi.

E quegli stessi lotti (il I, il II e il III) erano proprio in questi mesi oggetto di dibattito, nell'Ambito di Raccolta Ottimale, su come debbano essere trattati prima della loro chiusura definitiva. In particolare su come gli avvallamenti tra i singoli lotti debbano essere riempiti per renderli un unico cumulo e arrivare quindi al ripristino ambientale previsto per la gestione della discarica.

​Il sito, inoltre, nel dicembre scorso è stato chiuso perché la stessa Daneco Impianti s.r.l. non ha rispettato le prescrizioni per l'adeguamento dell'impianto di biostabilizzazione (l'impianto stesso, infatti, era solo parzialmente a regime, proprio per mancanza del completamento dei lavori, nda) imposte dalla Regione Puglia.

La discarica di Giovinazzo confina con quello che in futuro potrebbe vedere la realizzazione di una annessa discarica di servizio e soccorso, cui si accede al momento dalla strada vicinale, sulla quale il transito è interrotto da una ordinanza sindacale, a causa del pericolo di crollo determinato dai lavori di scavo sul ciglio di scarpata della nuova discarica.

Il sito, poi, sorge nell'area di San Pietro Pago. Una superficie non nuova a queste problematiche, dove in passato sono state realizzate discariche abusive in cave naturali. Si tratta di una zona ad alto valore paesaggistico anche per la presenza di una chiesa rurale di San Pietro, costruita attorno al Mille in un villaggio quasi a confine del territorio bitontino.

Una chiesetta che dà il nome ai luoghi, come testimonianza della bellezza sacra ed antica di quelle terre, ma che purtroppo «sconta - si legge in una nota della Procura della Repubblica barese - decenni di accumuli di rifiuti in cave trasformate in passato in discariche di rifiuti di ogni tipo, tra cui fanghi industriali e scorie siderurgiche» che hanno provocato «una evidente compromissione dell'ambiente e del paesaggio».

Le ipotesi di reato, scaturite dalla nuova legge sui delitti contro l'ambiente (legge n. 68 del 22 maggio 2015), sono al momento limitate alla fattispecie dell'art. 452 bis del codice penale (inquinamento ambientale) a motivo di anomalie riscontrate nella gestione dei percolati che potrebbero aver interessato la falda idrica, attraverso punti di dispersione nel sottosuolo.
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