"Ti mangio il cuore" a Giovinazzo
Eventi e cultura

Un libro per raccontare dinamiche e crescita della Quarta Mafia

Presentazione a Giovinazzo di "Ti mangio il cuore" di Giuliano Foschini

Sull'esistenza di quella che è stata definita "Quarta Mafia", con insediamenti nella zona di Foggia e sul Gargano, se n'è parlato nel corso della presentazione del libro "Ti mangio il cuore" scritto a quattro mani da Carlo Bonini e Giuliano Foschini. L'incontro, patrocinato dalla città di Giovinazzo, in collaborazione con la Scuola di Musica "Filippo Cortese", si è svolto il 16 settembre alla Vedetta sul Mediterraneo. Il testo, frutto di un'accurata inchiesta condotta dai due autori, ha ispirato il noto e apprezzato regista Pippo Mezzapesa nella trasposizione cinematografica, nelle sale dal 22 settembre. All'incontro, viaggio conoscitivo all'interno del libro, hanno partecipato il giornalista e autore Giuliano Foschini, il criminologo Domenico Mortellaro e Cristina Piscitelli, Assessore alla Cultura.

LA PRESENTAZIONE
Un dono di serenità l'incantevole e sognante spazio musicale in apertura a cura del pianista e compositore Vito della Valle che ha eseguito "Oceano" di Roberto Cacciapaglia, "I giorni" e "Divenire" dì Ludovico Einaudi per aprire un incontro che avrebbe toccato contenuti per niente semplici. La presentazione del libro curata da Domenico Mortellaro e Cristina Piscitellli ha condotto il pubblico in una realtà della quale si sa poco, una realtà crudele. Le domande poste dal criminologo all'autore Foschini hanno aperto uno squarcio su un ampio spazio ricco di elementi chiave sull'inchiesta giornalistica ben fatta da Giuliano Foschini e Carlo Bonini sulla mafia garganica. Domenico Mortellaro nella sua introduzione. Nel suo saluto di apertura l'Assessore alla Cultura ha sottolineato la sinergia con il criminologo, ritenendo il libro "Ti mangio il cuore" testo giusto per riprendere questi incontri, anche perché il regista e sceneggiatore Pippo Mezzapesa è cittadino onorario di Giovinazzo e da qualche tempo lo è anche la giornalista Antonella Gaeta, professionista di spessore sceneggiatrice dei film di Mezzapesa. Il viaggio nel libro e nelle vicende di cronaca in esso contenute è un percorso ricco di notizie talvolta shock, di atti studiati ed approfonditi che i due autori hanno potuto consultare grazie alla cortese disponibilità del Procuratore della Repubblica di Bari, Giuseppe Volpe.

IL LIBRO
Per Domenico Mortellaro si tratta di un prodotto letterario innovativo: «Nel libro - ha detto - che ha come sottotitolo "Nell'abisso del Gargano. Una storia feroce", si possono leggere storie feroci che presentano la mafia garganica, poco conosciuta in Italia, la faida tra famiglie, la strage di San Marco in Lamis in cui furono uccisi i due fratelli Luciani, rei di essersi trovati nel posto sbagliato nel momento sbagliato. Questo libro deve appassionare i lettori però con il giusto distacco, trattare con il male appassiona però ci permette di riflettere e far scattare la repulsione verso tanto orrore».
«La creazione di questo libro ha avuto a che fare con Giovinazzo perché chi ci ha convinto a scriverlo è stato il Procuratore Volpe che risiedeva a Giovinazzo - ha affermato Giuliano Foschini -. Abbiamo scritto questa serie di storie nel 2019, ora siamo alla seconda edizione, con grande successo. Il primo incontro sul libro fu con Antonella Gaeta, poi sulla bozza avviai riflessioni con Pippo Mezzapesa. Si doveva raccontare questa storia che nel silenzio ha trovato la sua forza. La specificità di questa mafia feroce e aggressiva è proprio il silenzio. Il nostro libro è un'operazione politica e sociale - ha specificato l'autore - che doveva essere raccontata e non bastava scriverne sui giornali perché ora grazie al libro non penso si possa dire: non sapevo. Si tratta di storie di ferocia anche adolescenziale per futili motivi, di orrore senza motivazione: traffico di droga, estorsioni, caporalato. In tutto questo lo Stato è stato assente e insufficiente la presenza - ha evidenziato Foschini - , il presidio delle forze dell'ordine. Se pensiamo che tra le mete turistiche con più presenze in Puglia c'è Vieste e tra i luoghi più visitati c'è San Giovanni Rotondo, pensiamo che lo scenario mafioso è di forte entità in questi luoghi perché c'è grande business. Nel film è raccontato tutto molto bene. Perché questo titolo: "Ti mangio il cuore"? Perché nel feroce codice della mafia foggiana è stato scoperto tra le intercettazioni che la frase ricorrente era proprio: "Ti mangio il cuore" per dare forza alla modalità violenta delle uccisioni in cui si spara in faccia per dilaniarla e cancellare il ricordo di chi è morto, affermando la forza esibita con atrocità». L'eco mediatica di questa realtà drammatica è balzata agli onori dell'opinione pubblica grazie ad un film che propone la storia di Rosa Di Fiore, la più rappresentativa donna pentita. Lei, ha affermato Domenico Mortellaro, non ha a che fare con i due clan mafiosi «ma diventa la donna di uno dei rampolli di uno dei clan».
Antonella Gaeta, co-sceneggiatrice, ha evidenziato quanto sia grande la forza dell'amore che emerge dal personaggio Rosa Di Fiore e fa riferimento al procuratore Volpe che parlò a Pippo Mezzapesa di questa donna: questo è il ruolo affidato alla cantante Elodie che il regista ha definito «Elodie, la mia idea geniale».
«Il film, è vero e crudo - ha affermato la giornalista Antonella Gaeta -. Abbiamo incontrato Rosa Di Fiore e abbiamo voluto sapere di quell'amore pericoloso in un ambiente feroce. Poi l'ha incontrata anche Elodie che si è commossa nel conoscerla. La storia è molto forte. Mi auguro che la trasmigrazione dal libro al film sia riuscita», ha concluso.

LE CONCLUSIONI DELL'INCONTRO
Sul finale, il quesito del criminologo Mortellaro all'autore: da questa situazione criminosa si esce?
«Dipende dalla presenza ed intervento dello Stato - ha affermato lo scrittore -. Il dovere di cronaca è stato messo in atto ed è stato doloroso per me, come anche l'indignazione di cittadino nello scoprire tutte queste atrocità».
Il criminologo ha poi ricordato il sacrificio dei fratelli Luciani a San Marco in Lamis e di Michele Fazio a Bari, vittime innocenti di mafia: tragiche storie che devono far riflettere. Nei saluti finali il sindaco Michele Sollecito ha sottolineato quanto sia importante investire in libri, testi come questo frutto di un intenso lavoro giornalistico, perché anche prima del 21 marzo si potrebbe parlare a scuola di mafia e tenere alta l'attenzione su questo tema. Un pensiero del sindaco ai giornalisti: «Siamo orgogliosi del loro impegno quando ci sono lavori come questo di Bonini e Foschini; siamo al loro fianco quotidianamente nell'impegno che ci mettono ed è bello pensare a un giornalismo libero di esprimersi».
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