La Direzione Investigativa Antimafia
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Cronaca

«Su Giovinazzo è sempre attivo il gruppo legato al clan Di Cosola»

Lo certifica la semestrale relazione dell'Antimafia. Che aggiunge: «Presente anche il clan Capriati»

«Su Giovinazzo è sempre attivo il gruppo legato al clan Di Cosola». Lo certifica la Direzione Investigativa Antimafia che nella relazione riferita al primo semestre del 2019 parla anche del clan Capriati «attivo nel borgo antico di Bari, con ramificazioni anche nel territorio di Giovinazzo».

Alzando lo sguardo all'area metropolitana di Bari, i detective dell'Antimafia nella loro consueta analisi sul punto, scrivono: «Lo scenario delle dinamiche criminali nella provincia barese - si legge a pagina 246 e 247 - rappresenta l'immagine speculare di quello metropolitano, caratterizzandosi per lo stesso dinamismo e le stesse rivalità fra gruppi mafiosi contrapposti, talvolta anche in grado di convivere pacificamente in nome di affari comuni».

«L'indagine "Pandora" - è scritto a pagina 247 - aveva fotografato il suddetto panorama delinquenziale, confermando l'estensione e il radicamento "a macchia di leopardo" dei sodalizi cittadini nel territorio provinciale. In tale contesto le realtà mafiose provinciali rappresentano una sorta di "satelliti" che, seppur dotati di una autonomia, orbitano attorno ai "pianeti" criminali cittadini (i Mercante-Diomede e i Capriati), essendone una loro diretta proiezione».

Proprio a Giovinazzo, ad esempio, è presente il clan Capriati «attivo nel borgo antico di Bari che risulta dedito principalmente al traffico di stupefacenti, all'usura, alle estorsioni e alla gestione del gioco d'azzardo». Tuttavia «nel nord barese la presenza di gruppi riconducibili ai Capriati e ai Mercante-Diomede non esclude il radicamento in loco di altre strutture, facendo riferimento a Giovinazzo, «dove - è scritto a pagina 247 - è sempre attivo il gruppo legato al clan Di Cosola».

L'Antimafia, a pagina 244, parla proprio del clan Di Cosola: «Considerato uno dei più radicati, il clan (facente parte della "comparanza" con i clan Capriati, Parisi e Diomede-Mercante per formare un fronte unico contro il clan Strisciuglio) ha subito una serie di interventi repressivi. Significativi i risultati delle inchieste "Attila 2", "Pilastro" e "Hinterland 2", che hanno fornito uno spaccato degli interessi criminali del clan, capace di far valere la propria forza con l'uso delle armi».

Ed ancora: «Al pari delle altre mafie, la criminalità organizzata pugliese, per accrescere il proprio potere sul territorio presta particolare attenzione ai rapporti con il tessuto politico, utilizzando le tornate elettorali nonché il voto di scambio come strumenti di infiltrazione e condizionamento delle amministrazioni territoriali. Un'ipotesi che ha trovato ulteriore riscontro con la sentenza emessa nell'ambito del processo "Attila 2" nei confronti dei 5 imputati, contigui ai Di Cosola».

Sempre elevata, in terra di Bari, «l'incidenza dei reati contro il patrimonio, rapine e furti con "spaccata" - si legge ancora a pagina 250 - spesso caratterizzati dalla particolare aggressività degli autori. Nel semestre in esame numerosi sono stati, inoltre, gli episodi di danneggiamento di autovetture e gli attentati incendiari in genere che, per la loro sistematicità ed efferatezza, si ritengono connessi a strategie estorsive tipiche della criminalità organizzata».

«Altrettanto frequenti - conclude a pagina 251 - sono gli episodi dei furti di rame. A conferma delle potenzialità offensive della criminalità presente nella provincia di Bari si rilevano i sequestri di armi, nonché gli episodi intimidatori in pregiudizio di pluripregiudicati e di pubblici amministratori».
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