Luigi Martella
Luigi Martella
Chiesa locale

La Diocesi ricorda Mons. Luigi Martella

Stasera celebrazioni a Molfetta. Lo ricorda in una lettera don Raffaele Gramegna

Mons. Luigi Martella sarà ricordato durante la Santa Messa presieduta da Mons. Domenico Cornacchia, oggi, 7 luglio 2019, alle ore 19,30, dinanzi al Duomo di San Corrado a Molfetta.

Riportiamo un ricordo pubblicato su Luce e Vita di domenica 30 giugno scorso, a firma di don Raffaele Gramegna, già parroco di San Giuseppe a Giovinazzo.

Scrivere di Mons. Martella è come ripercorrere sull'onda dei ricordi, una parte importante della mia vita, quella della mia giovinezza ministeriale, quella che dà l'imprinting alla vita di ogni sacerdote.
Quattordici anni di episcopato non sono pochi per una Chiesa diocesana e lasciano un bagaglio che diventa in certo qual modo una piccola eredità. Don Gino è stato mio padre spirituale personale, oltre che di gruppo, nel biennio di discernimento negli anni della formazione al Seminario Regionale, gli anni dei forti interrogativi sul futuro, sulla vocazione, sulla scelta che avrei voluto fare e a cui mi sentivo chiamato. Era una presenza discreta e amabile, che accompagnava con semplicità e serenità la vita di ogni seminarista affidato alla sua guida. Ascoltava molto e dava spazio all'espressività personale.
Una spiritualità ispirata ad equilibrio e alle sane virtù umane era la nota caratterizzante del suo approccio ad ognuno di noi, elemento che traspariva anche dalla sua personalità, con quell'inconfondibile tratto di pacatezza e serenità che si trasformava in una relazione fatta di una vicinanza "distante", per non invadere e per lasciare la giusta libertà ad ognuno. Quando fu eletto nostro vescovo, ero al termine del mio percorso, al quinto anno, in procinto di entrare nella vita pastorale della Diocesi. Al triennio avevo cambiato padre spirituale, così come le linee guida del Seminario allora ci suggerivano, per dare lo stacco necessario al cammino che, terminato il discernimento, si orientava verso una formazione differente, maggiormente diretta alla preparazione al ministero. I tre anni di distacco da don Gino furono provvidenziali per ritrovarlo poi in una veste diversa, come colui che avrebbe dovuto avere fiducia in me, non più come giovane da orientare, ma come collaboratore nel ministero. E così fu. Lo stile che conobbi nell'antico padre spirituale continuò a caratterizzarsi come pastore, uno stile di fiducia e giusta attenzione. Mi ordinò quasi subito, prima diacono e poi presbitero, nello stesso anno, il secondo del suo episcopato, senza grandi attese e tempi lunghi. Ricordo la fatica dei primi anni di ministero episcopale, normale direi, ma in una personalità come la sua, di grande impatto emotivo.
Lo volle confidare a noi seminaristi, appena eletto vescovo: "non riesco più a dormire" ci disse, con una espressione preoccupata. Apprezzai quel tratto di umanità scoperto ai nostri occhi e capii "di che lagrime grondi e di che sangue" (U. Foscolo, Dei Sepolcri) quel ministero oggetto di tanto onore e attenzione da parte della Chiesa. Ho sempre visto don Gino come l'uomo della riflessione, a volte lunga, il Vescovo delle scelte sofferte, e ho imparato nel mio piccolo ministero che quest'ultima è una caratteristica di ogni pastore coscienzioso, dedito al bene del suo popolo, spesso dimentico di se stesso per il bene della sua comunità.
La sua morte squarciò il cielo della nostra Diocesi come lampo improvviso… andò davanti a Dio carico dei problemi e delle fatiche della nostra realtà diocesana, per la quale si spese, e per cui, siamo certi, intercede. Nella mia vita di prete, Mons. Martella rimane il Vescovo del mio sacerdozio sognato, preparato e realizzato. A lui devo la fiducia del mio primo incarico da parroco, a poco più di sei anni di ministero, incarico che scelse accuratamente per un prete giovane e inesperto, quale ero, in una comunità che mi aveva conosciuto e stimato nei primi anni di sacerdozio, e che volendomi bene, mi facesse anche da famiglia. Apprezzai questo atto di delicatezza e attenzione e lo porto con me sempre. Don Gino era un uomo schivo, ma dietro quel volto si nascondeva una grande sensibilità e capacità di affetto.

Ogni anno il 6 luglio si tinge di un ricordo grato e vivo per la figura di questo pastore buono.
Caro don Gino, te lo abbiamo detto in tanti e sempre, ma ora che ho modo di farlo su queste pagine, direi davanti a tutti, mi sento di dirtelo in maniera personale: Grazie!



don Raffaele Gramegna
parroco S. Giuseppe – Molfetta
  • Diocesi Molfetta - Ruvo - Giovinazzo - Terlizzi
  • Mons. Luigi Martella
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