Michele Decicco
Michele Decicco
Politica

«Con la vecchia politica non ci si annoiava mai»

Michele Decicco rimpiange i «bei tempi andati» e sprona i giovani: «Non serve disprezzo, ma impegno»

A Giovinazzo, «non ci si annoiava mai con la politica, con la vita pubblica»: questo è certo, ma adesso anche su questo lembo di terra bagnato dal mare Adriatico «è un momento difficile». Michele Decicco, 60 anni, operatore Rai da 38, si presenta come «un nostalgico socialista, grande appassionato di politica».

«Non quella odierna, però, ma dei bei tempi andati - sottolinea -. La politica è un'arte e per di più deve essere trasmessa da padre in figlio. Mio padre, ad esempio, ha sempre avuto grande passione per la politica e me l'ha trasmessa fin da giovane. Inoltre ho avuto l'onore di conoscere e frequentare persone che l'hanno sempre masticata, come Rocco Conte, Luigi Palmiotto, Nicola Cecafosso, Raffaele Piscitelli, Leo Binetti, Guido Elia e Gianni Pansini a cui, proprio come me, non è mai piaciuto salire sul carro dei vincitori».

Era un'altra Giovinazzo. «Era la Giovinazzo di Sicolo, Bavaro, Milillo, Daconto, Scivetti, Piscitelli, Salvemini, Lovecchio e Mortellaro e durante le sedute dei consigli comunali dell'epoca non ci si annoiava mai. Inoltre - prosegue - la sezione politica del Partito Socialista Italiano ha sempre avuto al suo interno persone aderenti e non del posto. Persone con una mentalità aperta, non chiusa e forse limitata. Persone dalle quali ho imparato tanto. Mi hanno dato tanto, davvero tanto, mi hanno riempito la vita».

Per il 60enne «il più antico partito italiano, il Partito Socialista, è stato un luogo di libertà ed una palestra di educazione e di vita. Adesso, invece, in tutta Italia la classe dirigente ha dimostrato una grande debolezza, non sa dare risposte ai problemi dei cittadini. Mio padre, che aveva solo la terza elementare, mi parlava sempre di come la sua generazione avesse saputo risollevare un Paese distrutto dalla seconda guerra mondiale. Dispiace notare che in questa generazione non si intravede la stessa caparbia determinazione».

Decicco ha avuto modo di conoscere «Guglielmo Minervini, Angelo Depalma, con cui ho collaborato per 10 anni - ricorda con infinito orgoglio - e Paola Natalicchio. Poi, anche a causa dell'età, ho deciso di disimpegnarmi dalla politica. Ero più che mai deciso a seguire gli avvenimenti politici da lontano. È stato Vincenzo Castrignano a farmi cambiare idea, chiedendomi una mano concreta nel creare un progetto politico importante. Ma non mi candiderò - annuncia -. Il mio tempo politico è passato».

Negli anni che Decicco ricorda con affetto «erano molti i giovani che "facevano politica". Il che non vuol dire che avessero in mente una carriera politica. La maggioranza di noi aveva già idee precise sul lavoro che avrebbe fatto da grande. Ma intanto ci appassionavamo al dibattito politico. Ormai, invece, da molti anni i giovani migliori hanno verso la politica solo un atteggiamento di disprezzo. Pensano che i politici sono tutti uguali e così si chiamano fuori».

Secondo lui, invece, «i giovani devono tornare a "far la politica". Al comizio di Daniele de Gennaro ho visto numerosi giovani. La cosa mi rende ottimista, un po' nostalgica forse, ma estremamente fiduciosa. Ciò significa che in una fascia di giovani è tornata la voglia per la politica in un paese che si dibatte tra mille problemi: note a tutti sono le difficoltà in cui versano i dipendenti del Consorzio Guardie Campestri, della ex Daneco Impianti e della Prysmian, i cui operai fanno ricorso alla cig straordinaria».

«Siamo un paese che è stato addirittura cancellato dalle cartine turistiche della Puglia - tuona Decicco - eppure siamo un vero e proprio castello sul mare e possiamo raccontare la Giovinazzo delle eccellenze, il vero capitale umano da cui ripartire. Ma fosse solo mare, non sarebbe Giovinazzo. Siamo un paese che ospita un'azienda agricola, Le Tre Colonne, in cui alcune settimane fa è stato presentato un impianto sperimentale ad ultrasuoni per l'estrazione dell'olio d'oliva».

E dunque possiamo sperare che sia la classe politica che ci governa (non solo a Giovinazzo, ma anche in Italia) ad operare un cambiamento radicale? «Temo di no - risponde Decicco - e dunque occuparsi di politica, sin da giovani, è una necessità se non si vuole andare verso un futuro oscuro, quando ormai resterà solo il rimpianto per non aver fatto nulla».
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