Un momento del dibattito. <span>Foto Gabriella Serrone</span>
Un momento del dibattito. Foto Gabriella Serrone
Politica

Referendum, il NO secco di Forza Italia

Ieri sera conferenza in San Felice con Savino, Damascelli e Avenia

Un No determinato per contrastare una riforma costituzionale «pensata male e scritta peggio» e per far comprendere al Governo Renzi che è minoranza nel Paese.

Questo in sintesi estrema il messaggio arrivato forte e chiaro ieri sera dalla Sala San Felice, dove la locale sezione di Forza Italia ha organizzato un incontro-dibattito sulle ragioni del NO al referendum, moderato dal nostro Direttore, Gianluca Battista. Ad aprire i lavori il Consigliere comunale, Ruggero Iannone, tra i più attivi assertori cittadini della necessità di recarsi alle urne per bocciare una riforma «che allontana la gente dal centro del potere». A fargli eco l'Assessore allo Sport ed al Patrimonio del Comune di Giovinazzo, Gaetano Depalo.

L'intervento del Sindaco, Tommaso Depalma, che non ha espresso alcun giudizio sulla riforma né rivelato cosa voterà, ha però involontariamente innescato una serie di considerazioni sul dovere morale, in capo alle istituzioni centrali, di non abbandonare gli amministratori locali alla loro sorte di schermo dei problemi quotidiani della gente ed unico riferimento dei cittadini.

Presenti all'incontro ed attori principali della serata, l'on. Elvira Savino, capogruppo della Commissione Politiche Europee della Camera, il Consigliere regionale, Domenico Damascelli, e l'avv. Luigi Avenia, vicecoordinatore barese di Forza Italia, il quale ha sostituito l'on. Francesco Paolo Sisto, trattenuto da impegni istituzionali a Roma.

Per la Savino «si tratta di una riforma pensata male e scritta peggio, un non senso giuridico frutto dell'egocentrismo di Renzi, alla ricerca di maggior potere». Per l'onorevole azzurra non vi è spazio per alcun ripensamento: una Costituzione così modificata «finirebbe per mettere l'Esecutivo al di sopra del Parlamento, senza possibilità di controllo su di esso. Siamo di fronte - ha detto secca - ad una idea di cambiamento istituzionale che non può in nessun modo essere appoggiata». La parlamentare ha evidenziato altresì il depauperamento dei poteri dei singoli territori con la riforma del Titolo V. Territori, ha poi ribadito, che «non troverebbero alcuna rappresentanza. È un falso mito quello del Senato espressione delle esigenze locali e che così pensato taglia i costi della politica. Nulla di tutto questo accadrebbe - ha detto - con i singoli Senatori presi dai consessi regionali, impossibilitati a svolgere la loro attività amministrativa nei luoghi di provenienza e sotto lo scacco del potere centrale che li sceglierebbe per meglio addomesticarli. Siamo a rischio - è il messaggio forte - di una deriva politica a forte maggioranza PD».

Il Consigliere regionale Domenico Damascelli si è anche soffermato sull'accentramento dei poteri a cui la riforma Renzi-Boschi porterebbe. L'idea del politico bitontino è apparsa chiara: «Bisogna bocciare una riforma che allontana la gente dalle decisioni. E con la modifica dell'art. 117 della Costituzione - ha ribadito più volte durante la serata -, grazie alla "clausola di supremazia" lo Stato può accentrare su di sé competenze fin qui in capo alle Regioni. Questo significa che sulle nostre teste pende una possibile condanna all'oblio delle esigenze primarie dei nostri territori».

Unanime poi la volontà di allontanare dall'elettorato l'idea di un Parlamento più snello con questo bicameralismo imperfetto. Secondo i forzisti, infatti, non solo si crea maggiore confusione, ma di fatto non si abolisce il Senato (come detto da parte del PD nazionale) e non si incide sul vero problema che attanaglia la massima assise italiana: si producono troppe leggi, come ricordato spesso anche da esponenti della sinistra e dai 5 Stelle, invece che approvarne poche e più efficaci. Il problema, dunque, starebbe non nella lentezza ma nell'inadeguatezza di buona parte dell'impianto normativo statale.

Va quindi respinta questa riforma, anche per quel frammento che riguarda l'abolizione del Cnel, il Consiglio Nazionale dell'Economia e del Lavoro, «reo - secondo l'attenta analisi di Luigi Avenia - di essersi più volte espresso contro le politiche di questo Governo. Un dissenso - ha evidenziato l'esponente forzista barese - che nell'ottica renziana andava fermato».

Forti perplessità sono state espresse dagli ospiti, incalzati dal nostro Direttore, anche riguardo all'aumento delle firme necessarie per la proposizione di un referendum (da 500mila ad 800mila) e di una legge di iniziativa popolare (da 50mila a 150mila). Anche questo, secondo gli esponenti forzisti, rappresenterebbe un forte ostacolo all'esercizio del potere da parte del popolo sovrano.

Chiusura riservata a quello che sui social network sarebbe un off topic. Si è parlato di legge elettorale, con il nostro Gianluca Battista ad incalzare l'on. Savino. Il Direttore ha chiesto lumi sul possibile accordo, paventato da Silvio Berlusconi nelle ultime ore, sul cosiddetto Italicum. In sostanza, ha chiesto Battista, «hanno ragione i grillini a pensare ad un accordo per togliere loro spazio, dopo che Renzi si è accorto che la nuova legge elettorale non basterebbe forse a vincere le prossime politiche?».

La Savino è andata dritta per la sua strada, respingendo le accuse al mittente e giudicando impossibile «giungere al voto con l'Italicum. Possibile - ha specificato - si possa arrivare a votare con una legge elettorale "mista", una sorta di compromesso tra Italicum e Consultellum. Quanto alla sua stesura - ha concluso -, appare evidente la necessità di una forte condivisione da parte di tutte le forze parlamentari. Qualcosa di opposto a quanto accaduto con la legge di riforma costituzionale, pensata e voluta solo dall'Esecutivo, che così si è messo al di sopra della stessa Costituzione».






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