Michele Fiorentino
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Eventi e cultura

Foibe, il giovinazzese Michele Fiorentino relatore di un seminario in streaming

Il musicista, Luogotenente della Marina Militare, ha raccontato una delle pagine più buie della storia italiana

Il talento artistico-musicale e la passione per la musica di Michele Fiorentino, originario di Giovinazzo, sono elementi noti ai lettori di GiovinazzoViva.
Il musicista, studioso appassionato della storia navale e della Regia Marina, 1° Luogotenente Musicante della Marina Militare, in riserva dal 1 agosto 2018, strumentista esecutore presso la Banda Centrale della Marina Militare dal 1981, si dedica però anche a divulgare il frutto delle sue ricerche storiche partecipando, già da molti anni in qualità di relatore, a incontri e conferenze.
Ieri pomeriggio, domenica 7 febbraio, nella città di Molfetta, alle ore 18.00, ha partecipato ad una videoconferenza dal titolo: "Le foibe: Molfetta ricorda il massacro degli italiani", in cui il mediatore è stato il giornalista Matteo Diamante.

La diretta, senza partecipazione di pubblico, è stata trasmessa dalla sede delle Associazioni Combattentistiche e d'Arma e l'Associazione Eredi della Storia di Molfetta con il patrocinio della città. Vi ha partecipato il sindaco Tommaso Minervini, che ha portato i saluti istituzionali, l'avv. Nicola Bufi, Presidente ANMIG, e l'introduzione al tema è stata curata dall'ing. Andrea de Gennaro.
Nel ruolo di relatore, oltre a Michele Fiorentino, è intervenuto Renato Brucoli, autore del libro "Rosa Vendola, infoibata"

L'INTERVENTO DI MICHELE FIORENTINO E LA MEMORIA RICUCITA

«Nel mio intervento - ha spiegato Fiorentino - ho raccontato due episodi che hanno coinvolto la marineria molfettese nel secondo conflitto mondiale dopo l'otto settembre, data dell'armistizio. Il primo accadimento riguarda la Nave Elettra, la nave laboratorio dì Guglielmo Marconi che dopo l'otto settembre fu requisita dai tedeschi nel porto di Trieste; venne trasformata in nave pattugliatore e armata con mitragliere. Fu poi ribattezzata con la sigla G 107 e successivamente con la sigla NA6. L'equipaggio fu sostituito con i marinai della Kriegsmarine al comando del Capitano Zimmerman, ma fra loro vi erano marinai civili italiani. Il 28 gennaio 1943 la nave partì da Trieste per pattugliare la costa Dalmata e il personale civile fu sbarcato, ma a bordo rimasero tre marinai, il capo macchina, il capo motorista e il capo telegrafista, due di questi risultano essere originari di Molfetta. La nave il 22 gennaio fu attaccata dai cacciabombardieri alleati e colpita ma il comandante riuscì a far arenare la nave. L'equipaggio fuggì ma furono fatti prigionieri dai partigiani di Tito e non si ebbero notizie certe sulla loro fine. Il secondo episodio tratta la Storia dei motovelieri e dei motopescherecci molfettesi che pescavano e commerciavano con le varie aziende situate nelle città di Pola, Fiume e Zara. Anche la loro storia fa riferimento al periodo dell'esodo dei popoli dalmati e istriani che tentavano in tutti i modi di fuggire dalle persecuzioni e da morte certa nelle foibe da parte dei partigiani di Tito. Il loro destino e la loro storia - ha concluso - furono associati a un solo termine ufficiale: disperso in mare».

Il nostro concittadino, studioso e appassionato di queste pagine di storia si dedica da anni a diffondere la conoscenza di avvenimenti attraverso incontri e conferenze nelle sedi dell'A.N.M.I. in Italia, nelle scuole superiori, negli istituti nautici, in quanto socio effettivo e riscuote attenzione oltre che positivi consensi.
Ha in corso collaborazioni con docenti, esperti e relatori storici per analizzare e riflettere sui documenti storici nel rispetto delle fonti ufficiali relative alla Regia Marina. Anche questo incontro in cui sono state ripercorse pagine di storia drammatica, indelebili nella memoria degli italiani, intendeva dare valore memoria condivisa, al non dimenticare, augurandosi che non accada mai più, perché il rispetto dell'essere umano prevalga su tutto e affinché la nostra nazione possa finalmente sentirsi pacificata ad oltre 70 anni di distanza da quei tragici eventi.
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