Francesco Mastro
Francesco Mastro
Attualità

Verso il 2022, Francesco Mastro la pensa così

Intervista fuori dagli schemi ad un attento osservatore della politica locale

Osservare la politica cittadina da un punto di vista privilegiato, talvolta conoscendone, anche per la professione che si svolge, risvolti non noti a tutti. Essere al momento neutrale tra i due schieramenti teoricamente principali ed essere lucido nel giudicare senza mettersi sul piedistallo.
Le nostre interviste che vi stanno accompagnando verso le elezioni amministrative del 2022 questa volta hanno voluto ascoltare la voce non di un politico in campo, ma di una persone che è sulla bocca di molti come possibile candidato sindaco, sebbene non vi sia affatto nulla di concreto. Francesco Mastro, avvocato penalista di fama, professore universitario e membro dell'Autorità portuale è un uomo che potrebbe essere il candidato perfetto per molti, non per tutti. Lo abbiamo sentito e per la prima volta non lo abbiamo fatto considerandolo da un punto di vista professionale. Ne è venuta fuori una chiacchierata schietta, fatta anche di qualche lettura tra le righe del non detto che potrebbe aprire scenari interessanti. Potrebbe...

Avvocato, grazie per la consueta disponibilità.
Partiamo dalla conferma nel Comitato di Gestione dell'Autorità Portuale. Era nell'aria, ma lei non dà mai nulla per scontato, è esatto?

Non dare mai nulla per scontato è, in effetti, nella mia indole.
Tuttavia, Michele Emiliano non è solo un riferimento politico, è, soprattutto un amico, fin dai tempi non politicamente sospetti.
La mia riconferma è stata una scelta quasi obbligata, non venendo meno il rapporto intimo e fiduciario, non c'erano così tante figure che avrebbero potuto prendere il mio posto e che, quindi, avessero le mie stesse qualità professionali per poter ricoprire questo ruolo. La legge in tal senso è molto rigorosa, pertanto è necessario che i designati siano in possesso di particolari esperienze nel settore e, prima di tutto, un curriculum nel campo di elevato spessore culturale.

Per la prima volta dopo tanti anni proviamo a stuzzicarla su temi di carattere politico, poiché il suo nome gira da tempo quale possibile candidato alla carica di primo cittadino. È stato contattato da forze politiche locali? C'è qualcosa di più di semplici rumors?
Apprendo per la prima volta che il mio nome sia tra gli argomenti cittadini.
Non è nella mia agenda e non sono mai stato contattato da alcuno.
Tuttavia non nascondo il piacere di sapere che qualcuno mi ritenga così degno. Io ho sempre amato Giovinazzo, non perché ci sia cresciuto e quindi abbia i miei più bei ricordi dell'infanzia stampati nell'anima in questo angolo di paradiso, ma perché è una cittadina meritevole di attenzioni e per vivere in un paradiso ci vuole garbo e cura.

Quanto alle prossime elezioni, lei come la vede? La convince il progetto di centrosinistra unitario di OfficinaGiovinazzo22 e cosa pensa delle divisioni interne alla maggioranza?
Ho sempre sostenuto che quando ci sia il comune intento di badare alla propria comunità le divergenze, anche come atto di maturità, vadano dissolte, promuovendo unità di idee, considerato che tutte hanno il fine di desiderare una vita migliore per tutti.
Delle divisioni non so alcunché, potrei, forse pensare che a fine legislatura, non potendo più ambire ad un terzo mandato, gli "eredi" di una amministrazione inizino un percorso che non deve essere necessariamente ripetuto, del resto parliamo di aggregati civici che si riuniscono intorno ad un progetto momentaneo, lontano da logiche di partito che ovviamente hanno un altro modo di evolvere.

Non è stato tenerissimo con Depalma ed i suoi in questi anni, ma conosciamo la sua onestà intellettuale. Cosa le è piaciuto in nove anni e cosa rivedrebbe dell'azione amministrativa?
Non ricordo sinceramente quando io sia stato poco tenero. In questi anni ho badato soltanto alla mia professione, forense e universitaria. L'Autorità portuale, poi, ha portato via molto tempo, amministrare i porti del Mare Adriatico Meridionale credetemi è di una fatica mitologica.
Per quanto riguarda le cose fatte, ho la fortuna di avere avuto un programma elettorale anni fa, e nessuna delle mie visioni è stata realizzata, questo, però, non evita un giudizio positivo su quanto fatto. Ma Giovinazzo è impegnativa, quello che si fa non è mai abbastanza.

Che rapporti ha con il Partito Democratico di Giovinazzo?
Beh, io sicuramente ottimi!

Capitolo porto, tema a lei caro. Giovinazzo non si è al momento dotata di un Piano che interessi l'area portuale. Pensa sia un neo colmabile da una prossima Amministrazione?
La prossima Amministrazione ha come obbligo morale, prima che politico e sociale di badare alla portualità.
Anni fa espressi la volontà di riorganizzare la realtà portuale, rendendo la città fruibile per i diportisti e la pesca, delocalizzando gli approdi, favorendo lo sviluppo di un'area di retroportualità sostenibile e, ovviamente, proporzionata alle nostre estensioni. Pontili, negozi di servizio.
A Bari nell'ansa portuale sono riuscito ad ottenere la realizzazione di 200 posti barca da diporto che rivoluzioneranno l'abito turistico marittimo, cosa che avrebbero dovuto fare a Giovinazzo con tutte le ricadute straordinarie sull'economia.

Ma se Francesco Mastro scendesse in campo, sarebbe candidato in quale area? Per capirci meglio: lei, se per ipotesi dovesse candidarsi davvero (e non è affatto scontato per ora), ritiene di avere un elettorato connotabile ideologicamente o farebbe riferimento ai tanti moderati che ancora ci sono a Giovinazzo?
Ai prossimi candidati sindaci dico, non dividete, gli steccati ideologici sono già al tramonto, ed in un paese così piccolo mettere contro persone di una stessa famiglia per stupide barricate ideologiche non fa bene a nessuno, quindi, tolti magari gli "irriducibili" estremi (per fortuna numericamente quasi inesistenti quindi ininfluenti) che si crei una macroarea di consenso. È tempo di unire non di dividere.

Chiudiamo con un auspicio per Giovinazzo: dopo il Covid, sperando si attenui l'ondata dei contagi anche in autunno, quale futuro immagina per questa cittadina? Legata solo al turismo o vi potrebbe essere spazio per un'economia magari legata allo sviluppo del terziario?
Giovinazzo ha una vocazione naturale, che, per fortuna, non si deve inventare, il turismo.
Ma un turismo stanziale, ontologico amministrativamente parlando, assolutamente sostenibile e Blue. Esiste un'area di terziario che può ben fare riferimento all'area turistica. E per turismo intendo una maniacale attenzione non solo al mare e alle splendide realtà agricole di cui godiamo, ma ad una estensiva incentivazione al commercio, partendo dalla ristorazione e dall'alberghiero. E poi, perché non dovremmo poter convincere i baresi a venire a Giovinazzo a comprare abbigliamento, dopo un bel pranzo sul mare e un bell'aperitivo prima di tornare in città? Cosa hanno Monopoli, Polignano ed il Salento più di noi?
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