Nicola Iannone
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Eventi e cultura

Nicola Iannone, da Giovinazzo alla grande moda della Ville Lumière

La nostra intervista

Ad un paio di settimene dal termine della Paris Fashion Week, (il 1° ottobre ndr) settimana della moda svoltasi per la presentazione delle collezioni primavera-estate del 2020, siamo sul nostro giornale web a raccontare la storia di Nicola Iannone, un ragazzo di Giovinazzo che ha lasciato la sua amata cittadina per seguire la sua passione: la moda.
Ha spiccato il volo già tanti anni fa quando si è laureato in Economia Aziendale a Milano all'Università Bocconi per poi dedicarsi nella specialistica a corsi specifici su fashion management, marketing e storia della moda. Già durante gli studi universitari Nicola Iannone aveva iniziato a seguire corsi opzionali sulla moda perché questa passione era sempre più forte: non fa il creatore di moda, ma lavora con i creativi. Questo suo dedicarsi alla moda, che lo affascinava, è stato incentivato dagli stimoli dati da una città come Milano, una delle capitali della moda, tra le più importanti nel mondo.
È stata la città giusta per potersi impegnare in questo settore e far venire fuori questa sua vena. La sua è una storia esperienziale e professionale molto affascinante e nel contempo impegnativa.
Nicola rappresenta quella gioventù che pur amando la sua terra e i suoi cari ha scelto di affrontare una carriera particolare e prestigiosa che lo ha necessariamente portato via dalla sua bella cittadina sul mare. Dopo l'università ha frequentato uno stage gratuito in un'azienda di moda e subito dopo ha svolto una bella esperienza durata sei anni in Valentino; nel 2016 è stato chiamato a Parigi da Louis Vuitton dove, dopo una serie di colloqui, è stato assunto e nella sua interessante carriera, da quando ha cominciato sino ad oggi, si è occupato di quello che si chiama "collection merchandising". Lo abbiamo incontrato nella splendida casa dei suoi genitori nel centro storico, prima del suo rientro in Francia, per chiedergli di raccontarci della sua vita lavorativa in quel di Parigi in una prestigiosissima casa, simbolo della moda internazionale.

In cosa consiste il tuo lavoro nell'azienda Louis Vuitton ?
Si tratta di lavorare con i creativi, dando loro razionalità, imbrigliando la creatività in schemi legati ai numeri, ai profitti che l'azienda deve fare, perché alla fine quello che noi vediamo in un marchio di moda è sicuramente risultato di creatività che nasce dal processo in mano ai direttori creativi e a tutto lo staff che c'è dietro. Tutta la struttura di contorno, di sostegno di quello che loro elaborano è fatto da noi che lavoriamo nella parte manageriale e di business. Questo lavoro si effettua prima per la presentazione in sfilata, dopo per gli show rooms in cui la stessa collezione viene presentata ai buyers, agli acquirenti, poi a quello che viene messo nei negozi e venduto al cliente finale.
Questa è una piccola parte di quello che faccio; poi decido i prezzi delle collezioni in valuta, tutto quel lavoro di negoziazione con i responsabili del prodotto, quelli che trasformano il disegno e lo schizzo dello stilista in prodotto finito, rispetto a quelli che devono essere i costi di realizzazione dei capi, quelle che sono le specificità del prodotto per far in modo che siano più vendibili in base alle varie esigenze del mercato.
Si tratta di tanti piccoli particolari da tener presente; in generale è un approccio assolutamente manageriale e di business economico ad un mondo creativo.
Un tempo nelle aziende di moda queste figure non esistevano; da Valentino, per esempio, c'era il signor Valentino Garavani che è il creativo e l'aspetto manageriale era seguito e gestito dal signor Giammetti. Alla parte creativa si associa la parte di business che sta dietro; è importante che anche la creatività si rinnovi e trovi risposta nel mercato: io sono questa parte qui.
Faccio parte di un team molto grande in cui riporto il mio lavoro a dei superiori. Nel team ci sono anche degli italiani ; è un'azienda multinazionale e multiculturale, la quota italiana è abbastanza forte, e questo ci fa onore. Io sono nell' " head quarter " la sede centrale di Vuitton a Parigi.
Tutto quello che viene deciso, rispetto al mio lavoro, dove io lavoro è declinato nel mondo. Quella dove mi trovo è una sede centrale dell'azienda che ha responsabilità a livello planetario per il nostro brand.
Non ho competenze creative, la fortuna di lavorare in questo tipo di settore è di applicare le logiche del business, di marketing economico ad un qualcosa di creativo.
Ho la fortuna di vedere come lavorano le persone deputate a creare, seguire il loro processo mentale ed il loro approccio a questa che è di sicuro un'esperienza lavorativa bella e stimolante.


La parte più bella del tuo impegno quotidiano ?
Il fatto di parlare con i creativi, di vedere un disegno e dopo una, due settimane che l'abito è stato realizzato e sapere che nonostante il prezzo e sforzi, sia fisici sia economici, quasi tutto è possibile nella moda: vedere come un pensiero, un'idea, tradotta in un capo tridimensionale diverrà una foto che girerà il mondo, farà parte di una sfilata di undici minuti, un autentico evento da milioni di euro che diventa qualcosa di straordinario e tu puoi dire di esserne parte...

Cosa porti con te quando riparti da Giovinazzo alla volta di Parigi e non solo?
Con estrema fierezza ed orgoglio dico di venire dal sud, terra solare. Sono fiero di essere pugliese e di Giovinazzo; la Puglia ha acquistato la sua notorietà in Francia e nel mondo. Del tacco d'Italia, sulla nostra regione, ora sanno bene di cosa parliamo: buon cibo, gente accogliente, luoghi molto belli, paesaggi stupendi: i trulli, il mare, le spiagge. La nostalgia di non essere qua, di non godermi la mia famiglia la sento, però la grande opportunità che ho avuto, grazie ai miei genitori, di lavorare in un mondo affascinante e glamour visto dall'esterno, molto impegnativo dall'interno, è per me motivo di soddisfazione.
Sono fortunato, i miei genitori mi hanno lasciato libero di vivere questa esperienza, mi hanno sostenuto e spinto ad andare in Francia; non sono l'unico ovviamente, ma non è da tutti. L'essere pugliese ha inciso, noi siamo più flessibili, più solari, adattabili e disponibili.


Il tuo saluto a Giovinazzo quale potrebbe essere?
Un saluto nostalgico ma anche allegro per una città che porto nel cuore, per i suoi colori, per il buon cibo, per la famiglia, per gli amici e poi la pizzella, il lido balneare " Molly Molly " e il mare, mi manca il mare... Ecco, scherzosamente richiamerei il detto barese "Se Parigi avesse il mare sarebbe una piccola Bari".
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