"Scacchi...amo a scuola": successo per l'annuale corso dell'IC "Bosco-Buonarroti"

Il progetto è stato finanziato dal Comune di Giovinazzo

giovedì 9 luglio 2026
L'Istituto Comprensivo Bosco-Buonarroti celebra il successo di Scacchi…amo a scuola, l'annuale corso di scacchi tenuto dall'istruttore federale Marcantonio Carbonara. Al progetto hanno partecipato gli studenti di 4^ classe della Primaria e 1^e 2^ classi della Secondaria di 1° Grado. A frequentare l'edizione 2025-26 del corso, un folto gruppo di giocatori alle prime armi ed uno ristretto di partecipanti più esperti, già alla seconda esperienza.

Finanziata dal Comune di Giovinazzo e voluta dalla Dirigente Scolastica, prof.ssa Maria Paola Scorza, questa II edizione ha dato continuità ad un progetto che rappresenta un modello virtuoso di alleanza educativa tra istituzioni. Attraverso un finanziamento dedicato, l'amministrazione comunale ha dimostrato una profonda sensibilità verso l'offerta formativa della nostra Scuola, investendo sul futuro dei ragazzi e garantendo l'accesso gratuito all'attività.

L'annuale corso di scacchi si chiude lasciando dietro di sé una scia di entusiasmo tra gli alunni e i genitori che ne hanno favorito la frequenza, consapevoli dei noti vantaggi del gioco in età adolescenziale. Gli scacchi non si insegnano per formare campioni e non sono un passatempo. Dal punto di vista pedagogico sono una vera e propria palestra cognitiva ed emotiva: insegnano l'autocontrollo e l'importanza di riflettere sulle conseguenze prima di agire. Sulla scacchiera non esiste la "fortuna": la responsabilità della sconfitta è la conseguenza delle scelte del giocatore. Questo abitua il ragazzo a gestire la frustrazione e la sconfitta, ad accettare l'errore non come un fallimento personale, ma come un dato da analizzare per migliorare. Infine gli scacchi sviluppano la capacità di decentrarsi e comprendere il punto di vista altrui (l'ormai celebre empatia). Nelle linee guida del MIUR e del CONI, gli scacchi vengono definiti sport della mente perché allenano le "funzioni esecutive" del cervello: la memoria, la pianificazione strategica, la resilienza psicologica e la capacità di performare sotto pressione.

Il risultato più eclatante è stato, però, la partecipazione femminile ad un gioco spesso considerato maschile. In effetti, in età adolescenziale, le ragazze tendono ad abbandonare gli scacchi perché, mancano modelli femminili di riferimento nei circoli. Oggi il mondo degli scacchi sta cambiando radicalmente per diventare sempre più inclusivo. L'ungherese Judit Polgár (cui è in parte ispirata la celebre serie TV La regina degli scacchi), è considerata ancora oggi la più grande scacchista di tutti i tempi dimostrando, già negli anni '90, che le barriere sono solo mentali: nel corso della sua prestigiosa carriera rifiutò di giocare in tornei femminili e sfidò solo uomini. Judit e le sue sorelle hanno abbattuto lo stereotipo che considerava il gioco degli scacchi una prerogativa maschile scardinando l'idea che il divario di genere non sia un limite biologico, ma il riflesso di fattori culturali (tra i quali l'accesso all'allenamento). In effetti, negli scacchi non contano il genere, la forza fisica o l'età per cui, portare gli scacchi in classe permette a tutti, bambine e bambini, ragazze e ragazzi, di confrontarsi su un piano di parità intellettuale, a dimostrazione che talento e determinazione non hanno genere.

Con questo corso, la nostra scuola e il Comune si allineano alle avanguardie educative europee, soprattutto ai modelli di Spagna e Armenia, nazioni in cui gli scacchi sono riconosciuti dalle istituzioni come strumento didattico ufficiale per il potenziamento cognitivo e formativo dei cittadini del futuro.

La II edizione di Scacchi…amo a scuola si inserisce in un momento d'oro per il movimento scacchistico italiano, ormai ai vertici delle classifiche mondiali. La Puglia si attesta come eccellenza nazionale tra grandi eventi e giovani talenti: continuare a portare questo gioco tra i banchi di scuola sarebbe l'occasione perfetta per agganciare i nostri studenti a un movimento regionale e nazionale in pieno fermento.
Per restare ancorati alle nostre radici, c'è un filo che lega i nostri giovani studenti ai grandi maestri del passato: nella cattedrale di Otranto, ai piedi dell'Albero della Vita nel pavimento musivo del monaco Pantaleone, si staglia agli occhi del visitatore una scacchiera medievale. Per gli antichi l'albero rappresentava la vita che cresce, mentre la scacchiera la necessità di fare scelte consapevoli e assumersi la responsabilità delle proprie mosse. Quindi, muovendo re, torri e alfieri, i nostri ragazzi hanno compreso che ogni azione, come sulla scacchiera di Otranto, lascerà un'impronta indelebile nel grande mosaico della loro vita.