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Un talento musicale tutto giovinazzese

Pasquale Turturro giovane direttore d'orchestra

GiovinazzoViva.it, sin dalla sua prima apparizione, ha seguito i progressi in campo artistico e musicale dei propri stimati conterranei e dei tanti giovani che si sono affermati, dimostrando preparazione musicale e serietà anche fuori dai confini cittadini. Oggi è il turno di Pasquale Turturro, giovane Maestro della Grande Orchestra di Fiati "Giuseppe Verdi". Lo abbiamo intervistato grazie al contributo essenziale di Nicola Lasorsa, una delle penne più longeve della nostra cittadina.

Chi è Pasquale Turturro?

«Musicalmente sono nato a Giovinazzo, nella scuola di musica della banda "Città di Giovinazzo", militandovi dal 1991 al 1995 e, successivamente, dal 1996 al 1998 nell'associazione culturale musicale "Giuseppe Verdi". Nel 1998 ho cominciato gli studi accademici presso il Conservatorio di Musica "Nicolò Piccinni" di Bari terminati con il diploma in tromba nel 2003. Dal 2008 al 2010 ho frequentato e concluso il corso di Laurea di secondo livello per la formazione dei docenti di strumento musicale. Ora sono laureando in Strumentazione per Orchestra di Fiati con indirizzo "direzione" presso il Conservatorio di Musica "Stanislao Giacomantonio" di Cosenza».

Oggi ha l'onore di dirigere la banda dell'associazione culturale musicale "Santa Cecilia" di Molfetta. È un buon trampolino di lancio per la sua carriera?

«Sono e sarò sempre immensamente grato al Consiglio d'Amministrazione ed a tutti i musicisti dell'associazione culturale musicale "Santa Cecilia" per avermi voluto come loro direttore artistico nonostante la mia inesperienza e la mia idea un po' atipica di banda. Più che un trampolino di lancio per la mia carriera, io vedo questa esperienza come un modo per sperimentare sul campo conoscenze e competenze teoriche apprese dai libri e ampliare, così, il mio bagaglio culturale musicale. Devo dire che in due anni di intenso lavoro siamo riusciti a toglierci qualche soddisfazione ed a preparare un repertorio che spazia dalla musica originale per banda alle trascrizioni di sinfonie tratte dal repertorio operistico, dalla musica leggera alle colonne sonore di pellicole cinematografiche».

S'è notato un organico bandistico differente da quello della tradizione pugliese. È questo quello che intendeva "come idea un po' atipica di banda"? Come mai questa scelta?

«La mia scelta di studiare Strumentazione per Orchestra di Fiati con indirizzo "direzione" presso il Conservatorio di Musica "Stanislao Giacomantonio" di Cosenza non è stata casuale. Il mio maestro, Angelo De Paola, è tra i più grandi personaggi dell'ambiente bandistico italiano e internazionale. È lui che mi ha fatto conoscere la banda sotto un altro punto di vista. Studiare la storia dell'evoluzione dell'organico bandistico a partire dal mondo antico fino ad arrivare ai giorni nostri mi ha permesso di capire e constatare come, in alcune zone del sud Italia, la banda sia ancora ferma agli anni '50. I solisti, flicornino e flicorno tenore per esempio, servivano per far ascoltare alle classi meno abbienti le arie delle opere liriche, spesso in maniera distorta rispetto alla realtà teatrale. Oggi, però, grazie soprattutto al web, questo non è più necessario dato che a portata di click vi sono le più belle interpretazioni dei più grandi cantanti e direttori d'orchestra della storia della musica. Mi piacerebbe, dunque, vedere la banda della tradizione pugliese libera dalla chiusura mentale e aperta a nuovi orizzonti: verso l'organico moderno, universalmente condiviso, e verso il repertorio originale per orchestra di fiati».

Qual è il suo strumento preferito da suonare come solista?

«Dopo aver suonato per tanti anni il flicorno soprano, non posso che confermare la mia passione. Il suo timbro scuro, caldo e quasi introverso rispecchia perfettamente la mia idea di suono».

È d'accordo con l'idea che le due bande di Giovinazzo si fondino per realizzare un grande Concerto cittadino?

«A questa domanda non so cosa rispondere, perché, se da un lato lo scopo delle due associazioni giovinazzesi è lo stesso, ovvero quello di "fare musica", e questo si potrebbe fare perfettamente insieme, dall'altro può essere comprensibile la volontà da parte dei due direttivi di mantenere integra la propria identità».
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