Foto Marzia Morva" />
Eventi e cultura
Emozioni e riflessioni nella prima serata giovinazzese del Festival "Del Racconto, il Film"
Buona la prima in piazzale Aeronautica Militare
Giovinazzo - venerdì 26 giugno 2026
I passi iniziali nel programma Giovinazzo Estate 2026 li abbiamo mossi seguendo uno degli eventi in cartellone, il Festival Cinema e Letteratura "Del racconto, Il Film", nella prima delle quattro serate di piazzale Aeronautica. L'iniziativa letteraria e cinematografica è patrocinata dalla Città di Giovinazzo-Assessorato alla Cultura, guidato da Cristina Piscitelli. Quando il cinema e la letteratura vanno a braccetto e intersecano le loro strade ecco che si entra nel Drif Festival, giunto alla 17 ^ edizione nella sua formula itinerante che avvicina il pubblico più variegato, muovendosi nelle città coinvolte: Bari, Trani, Giovinazzo, Rutigliano e Sannicandro di Bari.
La Presentazione
Nell'introduzione della serata svoltasi mercoledì 24 giugno nel Piazzale Aeronautica, Giancarlo Visitilli, Direttore Organizzativo e Artistico, ha illustrato l'apertura della rassegna che ha già fatto tappa a Bari, poi a Trani nel carcere con i detenuti uomini, e nei prossimi giorni ancora a Trani per incontrare le detenute. A Giovinazzo nella prima delle quattro serate previste dal programma si è toccato, seppur con delicatezza, il tema "violenza", quella che Visitilli definisce della fama e della fame. È bello dire le cose che parlano di gente che scrive e che lavora nell'ambiente cinema; molti lo fanno anche con difficoltà per trovare spazi adeguati utili a esprimersi e farsi conoscere. La serata, interessante, ha affrontato svariati contenuti utili tutti per condividere riflessioni sia attraverso il libro sia grazie al film.
Il libro "Il grande mantenuto"
La chiacchierata tra Alberto Ravasio autore del romanzo "Il grande mantenuto", residente tra Bergamo e Torino, classe 1990, e il giornalista di Telebari Andrea Ravallese sofferma già l'attenzione sulla seconda fatica letteraria di Ravasio, definito da molti "autore fenomeno" di un racconto tragicomico e paradossale ricco di sarcasmo. Alberto Ravasio si definisce filosofo non praticante, ha detto nell'incontro di presentazione che, in effetti, leggendo il suo libro non è del tutto chiaro che cosa faccia il protagonista, in un racconto dai tratti autobiografici, romanzo applicabile a lui quale aspirante scrittore che dice alla famiglia di voler fare lo scrittore. «L'aspirante scrittore- ha affermato Ravasio- si applica a tutti quei professionisti della cultura che si scopre sono mantenuti in quanto hanno non poche difficoltà per farsi strada nella vita. Il grande mantenuto, infatti, è solo apparentemente inserito in situazioni culturali alte e ricche di opportunità». Il giornalista moderatore Ravallese gli ha fatto notare che per alcuni esperti collocati tra critica specializzata e lettori, il racconto è vicino allo humour di Woody Allen e per altri vicino ai tratti filologici di Federico Fellini. Inoltre, gli ha posto la domanda che ha fatto riferimento ai nomi che lui attribuisce ai personaggi presenti nel romanzo che risulta essere molto creativo in questo passaggio. Emerge a tratti l'affetto verso i personaggi dei quali illustra le identità e le caratteristiche peculiari. Ecco la risposta dello scrittore Alberto Ravasio. « I nomi li ritengo umilianti, assegnati in modo comico e ciò ha attratto i lettori; nomi originali a tratti " bullizzanti" che si snodano in un fiume di sarcasmo, - ha concluso Ravasio». Il grande mantenuto si muove anche attraverso l'analisi di quanto contano i social nella nostra vita: nella vita del protagonista diventano " palestra creativa ". I social media fanno parte della nostra vita e nel libro si sfiora questo contenuto. Il mantenuto finalmente, da aspirante giovane scrittore di talento va in città, e riceve il suo primo incarico e contratto, perché anche attraverso i social si scoprono nuovi talenti e il suo talento può vedere la luce.
Il film "Gioia Mia"
La proiezione del film "Gioia Mia", scritto e diretto da Margherita Spampinato, si è svolta al termine del talk sul libro di Alberto Ravasio.
Il film, del 2025, premiato con il David di Donatello, accarezza con delicatezza il contenuto tematico "violenza". La regista racconta la storia di Nico, bambino vivace e tecnologico che viene strappato dalla sua città collocata a nord, per essere portato dalla zia anziana al sud, in un paese della Sicilia. Non ha a disposizione il suo tablet, i videogiochi e vive un contatto diverso con il tempo che nei nostri territori si dilata, è più lento. Notevoli qualità nelle prove recitative del piccolo Marco Fiore nel ruolo di Nico, dell'attrice Aurora Quattrocchi, nel ruolo della zia anziana e di Martina Ziami, piccola attrice palermitana. «I nostri bambini non hanno più il tempo della spensieratezza dei giochi-ha affermato Giancarlo Visitilli nell'introdurre il film. La regista scrive e monta il suo film che è dedicato alla memoria, nel senso che si deve tornare a creare il vuoto che crea il desiderio; i bambini hanno tanto ma spesso sono annoiati. A parere mio di docente, non dobbiamo riempire il tempo dei bambini con i sogni degli adulti. Il film osserva i bambini perché così possano vedere la luce che la loro natura identitaria merita. " Gioia mia" restituisce ai bambini spazio, attenzione e tempo- ha così concluso». Seppur il protagonista Nico sia calato in una realtà di provincia, in cui dominano figure di adulti e anziani, la vita è semplice. Il bambino che viene da una città del nord si scontra con una realtà diversa. Il contrasto tra le due realtà che è costretto a vivere diviene per lui da esplorare. Molti momenti della sua giornata, nella sua città di origine dopo la scuola sono dedicati al tablet e ai giochi elettronici mentre nella realtà semplice della Sicilia Nico riscopre i valori veri della vita, incontra bambini che condividono una vita felice e semplice fatta di vera umanità che riesce a commuovere per il valore dell'affettività che pone in risalto.
La Presentazione
Nell'introduzione della serata svoltasi mercoledì 24 giugno nel Piazzale Aeronautica, Giancarlo Visitilli, Direttore Organizzativo e Artistico, ha illustrato l'apertura della rassegna che ha già fatto tappa a Bari, poi a Trani nel carcere con i detenuti uomini, e nei prossimi giorni ancora a Trani per incontrare le detenute. A Giovinazzo nella prima delle quattro serate previste dal programma si è toccato, seppur con delicatezza, il tema "violenza", quella che Visitilli definisce della fama e della fame. È bello dire le cose che parlano di gente che scrive e che lavora nell'ambiente cinema; molti lo fanno anche con difficoltà per trovare spazi adeguati utili a esprimersi e farsi conoscere. La serata, interessante, ha affrontato svariati contenuti utili tutti per condividere riflessioni sia attraverso il libro sia grazie al film.
Il libro "Il grande mantenuto"
La chiacchierata tra Alberto Ravasio autore del romanzo "Il grande mantenuto", residente tra Bergamo e Torino, classe 1990, e il giornalista di Telebari Andrea Ravallese sofferma già l'attenzione sulla seconda fatica letteraria di Ravasio, definito da molti "autore fenomeno" di un racconto tragicomico e paradossale ricco di sarcasmo. Alberto Ravasio si definisce filosofo non praticante, ha detto nell'incontro di presentazione che, in effetti, leggendo il suo libro non è del tutto chiaro che cosa faccia il protagonista, in un racconto dai tratti autobiografici, romanzo applicabile a lui quale aspirante scrittore che dice alla famiglia di voler fare lo scrittore. «L'aspirante scrittore- ha affermato Ravasio- si applica a tutti quei professionisti della cultura che si scopre sono mantenuti in quanto hanno non poche difficoltà per farsi strada nella vita. Il grande mantenuto, infatti, è solo apparentemente inserito in situazioni culturali alte e ricche di opportunità». Il giornalista moderatore Ravallese gli ha fatto notare che per alcuni esperti collocati tra critica specializzata e lettori, il racconto è vicino allo humour di Woody Allen e per altri vicino ai tratti filologici di Federico Fellini. Inoltre, gli ha posto la domanda che ha fatto riferimento ai nomi che lui attribuisce ai personaggi presenti nel romanzo che risulta essere molto creativo in questo passaggio. Emerge a tratti l'affetto verso i personaggi dei quali illustra le identità e le caratteristiche peculiari. Ecco la risposta dello scrittore Alberto Ravasio. « I nomi li ritengo umilianti, assegnati in modo comico e ciò ha attratto i lettori; nomi originali a tratti " bullizzanti" che si snodano in un fiume di sarcasmo, - ha concluso Ravasio». Il grande mantenuto si muove anche attraverso l'analisi di quanto contano i social nella nostra vita: nella vita del protagonista diventano " palestra creativa ". I social media fanno parte della nostra vita e nel libro si sfiora questo contenuto. Il mantenuto finalmente, da aspirante giovane scrittore di talento va in città, e riceve il suo primo incarico e contratto, perché anche attraverso i social si scoprono nuovi talenti e il suo talento può vedere la luce.
Il film "Gioia Mia"
La proiezione del film "Gioia Mia", scritto e diretto da Margherita Spampinato, si è svolta al termine del talk sul libro di Alberto Ravasio.
Il film, del 2025, premiato con il David di Donatello, accarezza con delicatezza il contenuto tematico "violenza". La regista racconta la storia di Nico, bambino vivace e tecnologico che viene strappato dalla sua città collocata a nord, per essere portato dalla zia anziana al sud, in un paese della Sicilia. Non ha a disposizione il suo tablet, i videogiochi e vive un contatto diverso con il tempo che nei nostri territori si dilata, è più lento. Notevoli qualità nelle prove recitative del piccolo Marco Fiore nel ruolo di Nico, dell'attrice Aurora Quattrocchi, nel ruolo della zia anziana e di Martina Ziami, piccola attrice palermitana. «I nostri bambini non hanno più il tempo della spensieratezza dei giochi-ha affermato Giancarlo Visitilli nell'introdurre il film. La regista scrive e monta il suo film che è dedicato alla memoria, nel senso che si deve tornare a creare il vuoto che crea il desiderio; i bambini hanno tanto ma spesso sono annoiati. A parere mio di docente, non dobbiamo riempire il tempo dei bambini con i sogni degli adulti. Il film osserva i bambini perché così possano vedere la luce che la loro natura identitaria merita. " Gioia mia" restituisce ai bambini spazio, attenzione e tempo- ha così concluso». Seppur il protagonista Nico sia calato in una realtà di provincia, in cui dominano figure di adulti e anziani, la vita è semplice. Il bambino che viene da una città del nord si scontra con una realtà diversa. Il contrasto tra le due realtà che è costretto a vivere diviene per lui da esplorare. Molti momenti della sua giornata, nella sua città di origine dopo la scuola sono dedicati al tablet e ai giochi elettronici mentre nella realtà semplice della Sicilia Nico riscopre i valori veri della vita, incontra bambini che condividono una vita felice e semplice fatta di vera umanità che riesce a commuovere per il valore dell'affettività che pone in risalto.
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