Si è ripetuto a Giovinazzo il meraviglioso rito degli Altarini di San Giuseppe - FOTO
Non sono più tanti come un tempo, ma trasmettono le medesime emozioni
Tra fede e tradizione, gli Altarini di San Giuseppe a Giovinazzo sono un tutt'uno con l'identità della cittadina adriatica. Rappresentano una delle manifestazioni più genuine portate aventi non da parrocchie, ma da privati e associazioni. Sono fede, perché non esisterebbero se non vi fosse il culto per il padre terreno del Dio fattosi uomo; sono però anche tradizione, perché si tramandano di generazione in generazione.
Ieri, 19 marzo, per tutta la giornata sono rimasti aperti al pubblico per una preghiera, una litania, un momento di riflessione. Pene benedetto e taralli fatti in casa o realizzati dai forni cittadini sono stati donati, soprattutto ai più piccoli. Dopo il tramonto, il peregrinare della gente da un Altarino all'altro si è fatto più intenso.
A decine hanno visitato quello in via Carlo Rosa, allestito da Diego de Ceglia, con una impostazione più tradizionalista, quello della famiglia Nacci, in via Sottotenente de Ceglie, che ha saputo unire fede e solidarietà, con i cuori di pasta fatti dagli anziani del Centro "Chicco di Frumento". Poi c'era quello altrettanto storico (che ha più di 150 anni) della famiglia Padiglione in via Cappuccini, da cui è partito un messaggio di ripudio di ogni guerra (in home la foto). Merito ancora una volta all'Associazione Anffas guidata da Michele Lasorsa per averne realizzato uno in via De Gasperi, a due passi dal Liceo "Spinelli", casa della condivisione e dell'inclusione sociale.
Un meraviglioso rito collettivo - lo scriviamo da anni - che ci convince come la secolarizzazione resti lontana da una parte consistente della popolazione locale e usi e costumi si mescolano ed intersecano con la devozione. Noi abbiamo voluto raccontarvi questa giornata "particolari", come sovente accade", attraverso i nostri scatti.