Perinetti, il suo libro ed un calcio agli stereotipi sui disturbi alimentari
Alla "San Giovanni Bosco" presentato "Quello che non ho visto arrivare"
mercoledì 14 gennaio 2026
I disturbi alimentari sono una vera e propria malattia psichiatrica, ma troppo spesso non se ne parla, si tace, si ha paura, al più non se ne conosce abbastanza. Ed i media non sono in grado, probabilmente, di accendere i riflettori su questi comportamenti che coinvolgono centinaia di ragazze e ragazzi nel nostro Paese, decine di migliaia nel mondo.
Sull'anoressia e sui tanti disturbi legati all'alimentazione quel riflettore lo ha acceso l'incontro della classi seconde e terze della scuola secondaria di primo grado "Buonarroti" di Giovinazzo con Giorgio Perinetti, ex direttore sportivo (tra le altre squadre) del Bari. Ieri mattina, 13 gennaio, Perinetti ha presentato il suo libro "Quello che non ho visto arrivare" scritto con Michele Pennetti, raffinata firma del Corriere del Mezzogiorno, ispirato dalla dolorosissima perdita a soli 34 anni di sua figlia, Emanuela, morta per un'anoressia acuta. Troppo tardive le cure, troppi i silenzi non compresi, enorme ed inconsolabile il dolore di un uomo che non "ha visto arrivare" quel malessere oscuro che ha portato via una delle parti più belle di sé.
L'incontro con le alunne e gli alunni del Istituto Comprensivo "Bosco-Buonarroti" è stato fortemente voluto dalla dirigente scolastica Maria Paola Scorza, la quale ha sottolineato a più riprese come la sua scuola e più in generale la rete scolastica tutta sia sempre in ascolto di ciascun alunno, di ciascuna alunna. «Nessuno di voi - ha ribadito la preside - deve pensare di essere trasparente. Come individui, come persone, ci state tutti a cuore e le vostre storie sono per noi importanti. Non siete mai soli».
L'anoressia ed i disturbi alimentari oggi possono essere affrontati grazie ad una rete di professionalità messe a disposizione dall'AIDAP (Associazione Italiana Disturbi Alimentari e del Peso) e a Giovinazzo è arrivata per parlarne la dott.ssa Chiara Celentano, capace di interagire con il giovanissimo uditorio e di ribadire due concetti fondamentali alla presenza anche di alcuni genitori: non ci sono forme fisiche da avere per forza, non ci sono bellezze assolute e non ci sono offese che non possano ferire qualcuno sino a portarlo a star tanto male. Inoltre è stato ribadito come i disturbi alimentari vadano affrontati con psichiatra e psicologi e non vi è nessuno stigma che possa essere accettato da parte delle famiglie. Parlarne, affrontare il tema, può salvare vite.
Il sindaco Michele Sollecito ha rimarcato l'eccellente lavoro fatto dalle docenti, visto un pubblico di ragazze e ragazzi attento e partecipe, conscio di un problema con cui purtroppo questa generazione dovrà confrontarsi.
Non è stata una mattinata banale, quella alla scuola "San Giovanni Bosco", non lo è stata perché ha messo in connessione almeno tre generazioni su un tema quanto mai di attualità e di cui si scrive e parla ancora troppo poco. Dopo il sacrosanto Codice Rosso per la violenza di genere, i tempi sono ormai maturi, come ha ricordato Michele Pennetti, per attivare definitivamente il Codice Lilla, che rappresenta il primo filtro ed intervento per rispondere sia all'estrema disomogeneità di cura e trattamento sull'intero territorio nazionale, sia per dare risposte efficaci alla complessità di tali disturbi. Fare squadra su questi aspetti - e Perinetti di fare squadre se ne intende - rappresenta l'unica strada battibile da istituzioni e politica per dare risposte concrete al grido che si alza da decine di famiglie.
Sull'anoressia e sui tanti disturbi legati all'alimentazione quel riflettore lo ha acceso l'incontro della classi seconde e terze della scuola secondaria di primo grado "Buonarroti" di Giovinazzo con Giorgio Perinetti, ex direttore sportivo (tra le altre squadre) del Bari. Ieri mattina, 13 gennaio, Perinetti ha presentato il suo libro "Quello che non ho visto arrivare" scritto con Michele Pennetti, raffinata firma del Corriere del Mezzogiorno, ispirato dalla dolorosissima perdita a soli 34 anni di sua figlia, Emanuela, morta per un'anoressia acuta. Troppo tardive le cure, troppi i silenzi non compresi, enorme ed inconsolabile il dolore di un uomo che non "ha visto arrivare" quel malessere oscuro che ha portato via una delle parti più belle di sé.
L'incontro con le alunne e gli alunni del Istituto Comprensivo "Bosco-Buonarroti" è stato fortemente voluto dalla dirigente scolastica Maria Paola Scorza, la quale ha sottolineato a più riprese come la sua scuola e più in generale la rete scolastica tutta sia sempre in ascolto di ciascun alunno, di ciascuna alunna. «Nessuno di voi - ha ribadito la preside - deve pensare di essere trasparente. Come individui, come persone, ci state tutti a cuore e le vostre storie sono per noi importanti. Non siete mai soli».
L'anoressia ed i disturbi alimentari oggi possono essere affrontati grazie ad una rete di professionalità messe a disposizione dall'AIDAP (Associazione Italiana Disturbi Alimentari e del Peso) e a Giovinazzo è arrivata per parlarne la dott.ssa Chiara Celentano, capace di interagire con il giovanissimo uditorio e di ribadire due concetti fondamentali alla presenza anche di alcuni genitori: non ci sono forme fisiche da avere per forza, non ci sono bellezze assolute e non ci sono offese che non possano ferire qualcuno sino a portarlo a star tanto male. Inoltre è stato ribadito come i disturbi alimentari vadano affrontati con psichiatra e psicologi e non vi è nessuno stigma che possa essere accettato da parte delle famiglie. Parlarne, affrontare il tema, può salvare vite.
Il sindaco Michele Sollecito ha rimarcato l'eccellente lavoro fatto dalle docenti, visto un pubblico di ragazze e ragazzi attento e partecipe, conscio di un problema con cui purtroppo questa generazione dovrà confrontarsi.
Non è stata una mattinata banale, quella alla scuola "San Giovanni Bosco", non lo è stata perché ha messo in connessione almeno tre generazioni su un tema quanto mai di attualità e di cui si scrive e parla ancora troppo poco. Dopo il sacrosanto Codice Rosso per la violenza di genere, i tempi sono ormai maturi, come ha ricordato Michele Pennetti, per attivare definitivamente il Codice Lilla, che rappresenta il primo filtro ed intervento per rispondere sia all'estrema disomogeneità di cura e trattamento sull'intero territorio nazionale, sia per dare risposte efficaci alla complessità di tali disturbi. Fare squadra su questi aspetti - e Perinetti di fare squadre se ne intende - rappresenta l'unica strada battibile da istituzioni e politica per dare risposte concrete al grido che si alza da decine di famiglie.