‘HEIMAT’, le storie delle donne di Giovinazzo diventano un’opera pubblica con l’installazione dell’artista Jasmine Pignatelli

L’appello alla città a raccontare per non dimenticare

mercoledì 20 maggio 2026
L'arte contemporanea incontra la storia delle donne di Giovinazzo e si fonde con esse nello spazio pubblico che diventa testimone di vite vissute e di preziose memorie. Nasce così 'HEIMAT' un progetto di arte pubblica bandito dalla Città Metropolitana di Bari, con fondi del PNRR- PINQUA, vinto dall'artista e architetto Jasmine Pignatelli. Si tratta di una scultura-memoriale che sta per essere realizzata nel giardino di via Papa Giovanni XXIII entro la fine del mese di giugno prossimo (si allegano foto dell'artista, una bozza del progetto e la foto ispiratrice dell'opera).

Heimat è una complessa parola tedesca traducibile come 'piccola patria'. L'opera consiste in una scultura ambientale che custodisce a sua volta un cubo all'interno del quale sono riunite le identità, le memorie e le testimonianze raccolte durate incontri e momenti di condivisione con i cittadini. L'obiettivo è testimoniare le storie al femminile attraverso racconti e fotografie che verranno mescolate e custodite all'interno del cubo centrale in corten.

«Raccogliamo fotografie e memorie di madri, di figlie e di nonne per farle diventare parte di un'opera d'arte pubblica e di una esperienza collettiva che si costituisce come archivio vivo e sentimentale delle famiglie di Giovinazzo – spiega l'artista Jasmine Pignatelli - Motivo per cui chiediamo ai cittadini di Giovinazzo di portarci la fotografia di una donna della propria famiglia che non si vuole dimenticare, anzi che si vorrebbe ricordare. Ma non cerchiamo eroine, cerchiamo storie di donne da raccontare e da trasmettere ai posteri, qualunque essa siano. Una specie di testamento sentimentale delle famiglie di Giovinazzo».

Partecipare alla realizzazione di questa singolare opera pubblica è semplice: basta portare una fotografia all'artista, all'URP del Comune, all'Assessorato alle Pari Opportunità e seguire la pagina Facebook dedicata heimat.giovinazzo . Se si vuole donare una storia basta scrivere a: heimat.storiecondivise@gmail.com.
Durante l'inaugurazione verranno consegnate e conservate all'interno dell'opera le fotografie donate dai cittadini di Giovinazzo.


«"HEIMAT" nasce da un incontro - continua la Pignatelli- Rossella, mi mostra la foto della sua mamma nel giorno della laurea, è del 1940 e la raffigura sulla scogliera di Giovinazzo dove è voluta tornare, all'indomani della specializzazione, per ricongiungersi con il suo mare, con il suo luogo del cuore, con la sua Heimat, appunto. Vengo così a conoscenza della storia di Sabina Anemone, una donna nata e cresciuta a Giovinazzo che, sfidando qualsiasi pregiudizio, diventa la prima donna medico-pediatra laureatasi all'Università di Bari. La sua è una storia di lavoro, forza d'animo e riscatto. In questa foto è custodita una piccola grande storia, tassello di una più grande narrazione collettiva che porta al riscatto e all'autodeterminazione femminile. Alle donne di Giovinazzo è dedicato questo progetto».
Heimat è un'opera, ma anche un rito, un memoriale che genera storie di umanità come antidoto all'alienazione, alla dispersione, alla dimenticanza.

«Quando l'artista mi ha parlato del progetto che avrebbe realizzato ho pensato subito a mia nonna e alla voglia di raccontare la sua storia - commenta l'assessora alle Pari Opportunità del Comune di Giovinazzo, Vincenza Serrone - In un mondo sempre più portato a dimenticare, si avverte con forza il bisogno di ricordare. E allora, ti ritrovi a riaprire vecchi album e antiche scatole in grado di restituirti non solo ricordi, ma emozioni intense e pure, senza le quali nessuno di noi sarebbe quello che è oggi. Le storie di famiglia hanno una preziosità da tramandare e custodire, anche gelosamente, e sono le storie scritte da donne, le stesse che ci portiamo dentro, nel nostro Dna e nei nostri ricordi più belli».

L'ARTISTA
Jasmine Pignatelli, laureata in Architettura, vive e lavora tra Bari e Roma. La sua ricerca artistica è sempre connessa a intenti emotivi e umanistici. In questo ambito di riflessioni realizza negli ultimi anni lavori pubblici e relazionali dal forte carattere civico e dalla forte tensione etica e sociale come la doppia opera pubblica a Bari e Durazzo "Sono Persone 8.8.1991" dedicata allo spirito di accoglienza dei baresi dimostrata verso i 20.000 profughi albanesi arrivati con la nave Vlora nel '91. Sulla facciata del PACT Regione Puglia troviamo l'opera pubblica "Radici e Ali" dedicata allo scrittore Alessandro Leogrande. L'artista nel 2025 si è già misurata con l'universo femminile in occasione della Giornata Internazionale dei diritti delle donne con una serie di affissioni pubbliche sparse per la città di Bari dal titolo "Donne Meridiane". Attualmente insegna Land Design all'Accademia di Belle Arti di Bari.