Il Covid-19
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Una nuova strategia contro il coronavirus: rendere le cellule inaccessibili

La strategia è centrata non sulla proteina Spike, ma sul recettore Ace2. Ne chiediamo lumi al dott. Dario Sannino

Oltre ai vaccini e agli anticorpi monoclonali, si è aperta una terza via, non alternativa ma aggiuntiva, nella lotta al coronavirus. Una nuova tecnica di precisione, testata da gruppi di ricerca italiani e recentemente anche danesi, potrebbe aiutare a sviluppare terapie differenti per contrastare le varianti di Sars-cov-2. Ne chiediamo lumi al dott. Dario Sannino.

La strategia è centrata non sulla proteina Spike del Coronavirus, bersaglio nella creazione dei vaccini e degli anticorpi monoclonali, ma su un'altra proteina: si tratta del recettore Ace2, con cui le cellule del nostro corpo vengono reclutate e attaccate dal virus.

I primi risultati aprono una prospettiva differente per cercare nuovi farmaci. La ricerca, pubblicata su Pharmacological Research, è condotta da un team dell'università degli Studi di Milano Statale, dell'Istituto italiano di tecnologia (Iit) e della Scuola superiore Sant'Anna.

Guardare non al coronavirus ma alle nostre cellule

Si affaccia una nuova possibilità per ostacolare l'ingresso del coronavirus e delle sue varianti nel nostro organismo. Finora, in molti casi i trattamenti che abbiamo vanno a colpire o comunque azionano meccanismi basati sul riconoscimento della proteina spike, una sorta di "uncino che sporge dal virus", con cui Sars-Cov-2 aggancia le cellule infettandole.


Stavolta, i ricercatori si sono concentrati invece sulle nostre cellule e su come il patogeno riesce a penetrarvi attraverso il cancello d'entrata, il recettore Ace2. Agendo sul recettore, e non sul virus, sembrerebbe possibile bloccare anche diverse varianti del Coronavirus.

Creare un muro fra la cellula e il virus

Il punto di partenza sono alcuni aptameri, ovvero brevi filamenti di acidi nucleici caratterizzati dalla proprietà di riuscire a interagire e legarsi a molecole o proteine. Isolati per la prima volta in tempi relativamente recenti, agli inizi degli anni '90, questi sono già utilizzati in ambito medico, attraverso la tecnica Selex, per esempio per scopi diagnostici.L'idea dei tre scienziati italiani è di utilizzare alcuni acidi nucleici per bloccare il recettore Ace2 e renderlo inaccessibile alla proteina Spike.

Gli autori, insieme ai loro collaboratori, hanno già individuato due aptameri in grado di creare un muro fra Ace2 e la spike. Il prossimo step è quello di elaborare studi clinici che dimostri in fattivamente e in tempi previ i reali benefici ed eventuali punti deboli o di rischio.

Grazie a questo studio sarà possibile sviluppare un nuovo approccio terapeutico per prevenire l'infezione Covid-19 nelle forme severe, senza stimolare il sistema immunitario o avere importanti effetti collaterali associati ai principali farmaci in uso, quali gli anticorpi monoclonali o altre proteine ad uso terapeutico.

In questo senso, infatti, la potenziale tossicità degli acidi nucleici come medicinali è molto minore di quella di altri farmaci innovativi, come anticorpi monoclonali o altre proteine ad uso terapeutico. Siamo ancora all'inizio, ma l'auspicio è di avere in un futuro non lontano anche quest'arma.

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