Grazia Maurici a Giovinazzo per celebrare la Giornata della Memoria

L'evento in programma il 28 gennaio in Sala San Felice

venerdì 24 gennaio 2020
L'Olocausto, la Shoah , i campi di concentramento , l'antisemitismo, le camere a gas, l'eccidio di milioni di persone.

Il Comune di Giovinazzo non dimentica gli degli orrori commessi dai nazifascisti e, come ogni anno, con l'Assessorato alle Politiche Educative e l'Assessorato alla Cultura, si fa promotore di una iniziativa per celebrare la 'Giornata della Memoria' .

Quest'anno la scelta è stata di tipo letterario con la presentazione del libro 'La memoria ritrovata' di Grazia Maurici. L'evento si terrà il 28 gennaio, alle ore 18.30, nella Sala San Felice. Oltre all'autrice interverranno il sindaco Tommaso Depalma, l'Assessore alla Cultura, Cristina Piscitelli, e il prof. Francesco Minervini.

«Il Comune di Giovinazzo non solo non dimentica, ma ricorda e celebra una giornata che rievoca uno dei momenti storici più tragici della storia dell'umanità - dichiara il sindaco Depalma -. E noi, rappresentanti delle Istituzioni, abbiamo il dovere di ricordare e di trasmettere alle nuove generazioni l'importanza della memoria. Ecco perché invito i miei concittadini, giovani e non, ad unirsi a noi in questo prezioso incontro».

«La nostra storia è fondamentale per capire chi siamo e in che direzione stiamo andando - è invece la considerazione dell'autrice Grazia Maurici -. Ciò diventa particolarmente importante in questo momento così intriso di egoismo, insofferenza, confusione e mancanza di valori. I sopravvissuti ai fascismi e alle guerre, ormai, non ci sono quasi più e le giovani generazioni nulla o poco sanno di ciò che è stato. Sono tante e così diverse le storie di guerra vissute in quegli anni, molti dei protagonisti non hanno voluto mai raccontare, forse perché era troppo pesante il fardello da portare. Mio padre ha scritto la sua storia, quella di un uomo semplice proveniente dall'estremo Sud dell'Italia, e l'ha consegnata ad un diario molto puntuale. Ha voluto che la sua esperienza gli sopravvivesse consegnandomi i sui scritti e chiedendomi di correggerli e donarli agli altri componenti della famiglia. Il mio lavoro, quasi filologico, esaudisce il suo desiderio, un mio bisogno e la convinzione che sia necessario continuare a dare voce alla memoria di chi avrebbe voluto vivere in un mondo più giusto».