Secondo il Fisioterapista

Il tunnel carpale

Torna la nostra rubrica con i consigli del fisioterapista

Su richiesta di parecchi lettori, torniamo a scrivere di una delle patologie più comuni della mano. Lo facciamo riproponendo, in versione più completa, una puntata della nostra rubrica, assai seguita da voi e che torna a far capolino dopo una pausa di qualche mese.

Il "Tunnel carpale" è la sindrome nervosa periferica più frequente del corpo umano, caratterizzata da dolore, formicolio e intorpidimento della mano e delle dita. È tre volte più frequente nelle donne ed è variabile a seconda dell'attività lavorativa svolta. Infatti risultano più affetti da questa patologia gli addetti al settore manifatturiero, tessile, alimentare, calzaturiero, dell'avicoltura, cuochi, addetti ai pubblici servizi. Per circa il 70% dei casi è bilaterale, con prevalenza della mano dominante.

Per comprendere meglio la ragione per cui si verifica questo disturbo è bene fare un breve cenno sull'anatomia del polso.

Sostanzialmente il "Tunnel Carpale" e una area anatomica del polso molto piccola e allo stesso modo molto sollecitata, costituita da uno spazio ristretto compreso fra le ossa del radio e dell'ulna. Questa zona del polso è coperta da uno spesso strato di tessuto connettivo chiamato legamento traverso del carpo. Il nervo mediano pertanto decorre sotto questo legamento fra il Radio e l'Ulna, in un canale assai ridotto. Inoltre, insieme al nervo mediano, decorrono lungo questo canale anche i tendini, che consentono la flessione delle dita. La membrana sinoviale che avvolge il tutto, lubrifica i tendini per consentirne un più facile scorrimento.

Le cause - Sostanzialmente la sindrome si verifica per una compressione del nervo mediano e le cause possono essere di tipo costituzionale (tunnel più ristretto rispetto alla norma); traumatico (micro traumi da stress come accade per chi fa uso del martello pneumatico, attrezzi di carpenteria, lavori di precisione ecc); dismetabolico (cambiamenti ormonali come nella gravidanza o nella menopausa, nei soggetti diabetici, squilibri tiroidei e l'artrite reumatoide che determinano un processo degenerativo).

I sintomi - Quelli più comuni sono: intorpidimento, formicolio e dolore che si irradia dal polso fino alle prime tre dita partendo dal pollice, mentre al quarto dito i disturbi si avvertono sostanzialmente solo su quella parte che guarda verso il medio. Il mignolo non è mai colpito.
Si può percepire anche una sensazione di una scossa elettrica con dolore e che potrebbe irradiarsi fino anche alla spalla. Difficoltà nell'eseguire movimenti abitualmente semplici, come quello di abbottonarsi indumenti, cucire, scrivere ecc., provocando la caduta di oggetti dalle mani. Se il quadro sintomatologico dovesse aggravarsi, i muscoli alla base del pollice possono atrofizzarsi. Solitamente i sintomi iniziano gradualmente, senza magari aver subito traumi e come nella maggior parte dei casi i sintomi si manifestano più intensamente a livello del pollice. Nelle ore notturne, a causa della scarsa lubrificazione come conseguenza al poco movimento, i sintomi tendono ad aumentare di intensità disturbando il sonno. Diversamente, nelle ore diurne i sintomi si presentano quando si afferra qualcosa. Scuotere le mani aiuta a ridurre la sintomatologia che inizialmente va e viene.

Esame clinico - Per poter determinare se trattasi del "Tunnel carpale" il medico inizialmente farà una serie di domande sul tipo di sintomi e come si presentano, in che zona vengono avvertiti i dolori, se il paziente fa uso di un certo tipo di farmaci, che tipo di lavoro svolge, l'età ecc. Successivamente passerà all'esame obbiettivo, che consiste nel guardare e toccare mano e polso. Infine prescriverà degli esami strumentali: radiografie ed elettromiografia.
Spesso la sintomatologia tende al peggioramento, ma se dipende dall'attività che si è abituati a praticare, sarà sufficiente interromperla stando per un certo periodo a riposo per far sì che il quadro clinico complessivo migliori.

Trattamento non chirurgico - Se la diagnosi viene eseguita precocemente, la sindrome può essere curata senza la necessità di un intervento chirurgico. In tal caso ci si adopererà per mantenere a riposo il polso con un tutore (polsiera) da indossare durante la notte. Alcuni tutori si posso adoperare durante l'attività lavorativa.

Farmaci - I farmaci possono essere di valido aiuto per alleviare il dolore ed il gonfiore. Questi farmaci sono degli anti-infiammatori non steroidei come l'ibuprofene, nimesulide, ketoprofene.
Potrebbe risultare molto utile il cambio di mansione sul posto di lavoro, come già anticipato.
Il cortisone va somministrato con infiltrazioni a particolari condizioni e soprattutto se non ci sono in atto altre patologie come il diabete e/o l'osteoporosi. In ogni caso è sempre il medico a dover prendere tali decisioni.

Trattamento chirurgico - È necessario l'intervento chirurgico, secondo la medicina ufficiale, quando la terapia farmacologica e la fisioterapia non hanno determinato nessun riscontro favorevole. La decisione di intervenire chirurgicamente si basa soprattutto sulla gravità dei sintomi e, nei casi più gravi, ci si adopera direttamente per l'intervento in quanto tutto il resto non sortirebbe alcun effetto.
Se il nervo mediano è stato danneggiato da una prolungata compressione può esserci anche una perdita della sensibilità delle dita irreversibile. Spesso viene eseguita la tecnica di "neurolisi", che consiste nello scollare il nervo da ciò che lo circonda, in quanto per effetto dell'infiammazione resta adeso ai tessuti circostanti (sinovia, tendini e tessuto connettivo). La tecnica viene eseguita in anestesia locale in day hospital, in modo che il paziente possa andare a casa solo dopo qualche ora.

Fisioterapia - In ultimo, ma non per ultimo, la fisioterapia strumentale può essere efficace nella fase iniziale, se fatta in contemporanea alla terapia farmacologica per un miglior riscontro clinico e sintomatologico. Nel caso sia stato necessario eseguire l'intervento, quasi sempre è utile sottoporsi alla fisioterapia con applicazioni di laser, ionoforesi, ultrasuoni a basse intensità, cercando di applicare del ghiaccio dopo il trattamento e, nell'arco della giornata, con brevi e frequenti applicazioni per circa 15 giorni.
Inizialmente si eseguono esercizi di mobilizzazione di dita e polso, per poi passare gradualmente nei giorni a seguire ad esercizi attivi (cioè eseguiti dal paziente stesso), esercitando la presa con oggetti, soprattutto palline con grandezza e consistenza diversa. La ferita chirurgica non va bagnata per circa 15/20 giorni, fino a quando non saranno tolti tutti i punti di sutura. Il dolore svanisce abbastanza presto ma il formicolio e l'intorpidimento dipenderanno dal grado compressivo che ce stato.

Complicanze- In genere sono rare e, specie nei diabetici, possono derivare da un'infezione della ferita. Di diversa entità l'algoneurodistrofia, altro caso di complicanza o non miglioramento. Se non migliora la situazione anche a lesioni nervose non notate al momento dell'intervento.

Conclusioni - Dopo circa due mesi, quasi sempre, la mano torna alle sue normali funzioni, mentre la guarigione completa può richiedere anche un anno circa e, nei casi più gravi, non guarire del tutto. In tal caso si può pensare ad un secondo intervento.
















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