Sacro Cuore di Gesù: la metafora delle luminarie accese negli scatti di Giuseppe Palmiotto

Ancora una volta un punto di vista "diverso" del fotografo giovinazzese

venerdì 3 luglio 2026
A cura di Gianluca Battista
Un tormentone estivo di quest'ultimo periodo, ormai una hit dal titolo "Al mio paese", cantata da Serena Brancale, Levante e Delia, racconta con ritmo incalzante e ritornelli che entrano in testa la necessità di chi vive al Nord Italia o all'estero di tornare, almeno una volta l'anno, nella terra natìa. A Sud, nel profondo Mezzogiorno italiano plasmato tra riti e luci che si fanno senso di appartenenza soprattutto in estate.

Un passaggio di quel testo leggero estivo recita così: «Le Madonne nelle chiese quando torno al mio paese (quann, ah). Con le luci sempre accese». E quelle luci sono soprattutto le luminarie che abbelliscono le nostre cittadine, i borghi, le località rivierasche, che in una solennità, in una festa patronale, ritrovano per intero frammenti di un puzzle composito che altro non è se non la propria comunità.

A Giovinazzo siamo nei giorni immediatamente precedenti alla festa in onore del Sacro Cuore di Gesù, un tempo festa del quartiere Sant'Agostino, da qualche anno festa che coinvolge anche altre zone della città e che nel 2026 vedrà un nuovo itinerario della processione di domenica 5 luglio abbracciare anche il rione San Giuseppe.
Ebbene... di quello spirito che anticipa le celebrazioni ha fatto a nostro avviso perfetta sintesi il fotografo professionista Giuseppe Palmiotto, col suo sguardo sempre "diverso", che si sofferma su dettagli che ai più sfuggono e che sovente sono invece indice della festa stessa.

«Le luci sempre accese» in piazza Sant'Agostino raccontano di un'attesa, di devozione e fede che si mescolano (lo ammettiamo, talvolta anche pericolosamente) al sentire popolare.
Di quelle luci Giuseppe Palmiotto pare aver colto il messaggio più bello negli scatti che vi proponiamo.